TUTTI AL MARE! - Pedalata

SABATO 3 NOVEMBRE - PEDALATA

ore 10 – Parco dell’Appia Antica / Decima

TUTTI AL MARE!

A cura della Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza

Conduce Roberto Pallottini

 

“Tutti al mare!”: il titolo è un invito che sa di canzonetta, quasi scherzoso, ammiccante, beneaugurante, ma è anche una direzione, un traguardo, un obiettivo. Ed è una gimkana da guerriglia urbana, fra il traffico macchinario e quello esistenziale.

Prima parte: da Porta San Sebastiano passando per Tor Marancia, Grottaperfetta, Parco degli Eucalipti, Parco delle Tre Fontane Eur fino a Decima.

 

Partenza: complesso ex Cartiera Latina, via Appia Antica 47

Arrivo: Stazione Tor di Valle stazione treno urbano Roma-Lido

Lunghezza: 11 km  - Durata: 4 ore - Difficoltà: nessuna

Note: Alcuni tratti del percorso sono sterrati; pranzo al sacco; si consiglia l’uso del casco..

 

DOMENICA 4 NOVEMBRE  - PEDALATA

ore 10Acilia / Idroscalo

TUTTI AL MARE!

A cura di Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza

Conduce Roberto Pallottini in collaborazione con “Sentiero Pasolini”

“Tutti al mare!”: il titolo è un invito che sa di canzonetta, quasi scherzoso, ammiccante, beneaugurante, ma è anche una direzione, un traguardo, un obiettivo. E una gimkana da guerriglia urbana, fra il traffico macchinario e quello esistenziale.

Seconda parte: da Acilia passando per Dragona, Sentiero Pasolini, Ostia Antica e Idroscalo

 

Partenza: Stazione di Acilia treno urbano Roma-Lido

Arrivo: Stazione di Ostia Lido Centro treno urbano Roma-Lido

Lunghezza: 32 km (20 km di mattina, 12 km di pomeriggio) - Durata: 7 ore - Difficoltà: nessuna

Note: Alcuni tratti del percorso sono sterrati; pranzo al sacco; si consiglia l'uso del casco.

 

Info: 3498728813 (Ti con Zero)

FB Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza

www.bibliotecadellabicicletta.it

Instagram allafinedellacittà

 

BIBLIOTECA DELLA BICICLETTA LUCOS COZZA

E’ l’unica in Europa, specializzata in tutto quello che riguarda la bicicletta: manuali e guide, biografie di corridori e storie di corse, romanzi ed enciclopedie, saggi e poesie. Fondata nel 2012 da Fernanda Pessolano, ospitata nella Biblioteca Casa del Parco alla Pineta Sacchetti di Roma, inserita nel sistema delle Biblioteche di Roma per prestiti e consultazioni, organizza e partecipa a feste e festival, rassegne e incontri, raduni e competizioni (dal Giro d’Italia dei professionisti a quello degli Under 23).

 

 

 


LIBRI NEL GIRO 2018 - Bellia e la salita: "E' lì che capisci se puoi stare con i migliori"

L'intervista impossibile di Italo Calvino al ventenne piemontese

di MARCO PASTONESI

ROMA - Giro d'Italia Under 23: 10 giorni (dal 7 al 15 giugno), 11 frazioni (un cronoprologo, otto tappe e due semitappe, di cui una ancora a cronometro), 1210,5 km da Forlì a Ca' del Poggio (Treviso), 176 corridori di 30 squadre, il meglio del ciclismo giovanile internazionale. Stavolta "Libri nel Giro" (il progetto dell'associazione Ti con Zero, per la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza e le Biblioteche di Roma) propone una serie di interviste cicloletterarie. Questa è la quinta e ultima.

Italo Calvino intervista Matteo Bellia. Dorsale 201, vent'anni, piemontese di Domodossola, della svizzera Iam Excelsior Cycling Team.
"Quello che veramente ognuno di noi è ed ha, è il passato" ("Ti con zero, 1967).

"Papà, medico di famiglia. Mamma, lo aiuta. Mio fratello, tre anni meno di me, gioca a basket, playmaker, e quest'anno, nel Domodossola, sono stati promossi in serie B. Quello che ci accomuna, oltre al cognome, alla casa, a tutto, è la bicicletta. Papà è un ciclista amatore, qualche volta usciamo insieme, lui si allena con me, ed è bello stare insieme, condividere la stessa strada. E mamma è una ciclista saltuaria".
"Chi ha l'occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi" ("Marcovaldo", 1963).
"La mia prima bicicletta deve essere stata una Viner, data da Florido Barale, il figlio di Germano Barale, che correva con Fausto Coppi. Negozio e squadra, passione e corse. La prima corsa da esordiente primo anno, in provincia di Novara: caddi e fui portato all'ospedale. Per quella stagione pensai che fosse meglio andare con più tranquillità e fare meno corse. Ricominciai da esordiente secondo anno".
"Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano" ("Le città invisibili", 1972).
"Per la prima vittoria dovetti aspettare di correre da allievo primo anno. Ad Acceglio, in provincia di Cuneo: finale in salita, arrivai da solo".
"Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane" ("Il visconte dimezzato", 1952).
"Dovrei essere uno scalatore. La salita è dove vado meno peggio. La salita dimostra quello che sei, quello che vali, ti fa conoscere i tuoi limiti, i tuoi confini. E' in salita che capisci se puoi tenere la ruota dei migliori: se su una salita che conosci fai un minuto in più o in meno, ecco la risposta, ecco la sentenza. La salita mette a nudo il corridore, lo spoglia, lo rivela".
"Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino" ("Il barone rampante", 1957).
"Il ciclismo è, per me, passione e divertimento. Io, in bici, mi diverto. Il ciclismo, per me, è impegno. Nessun sacrificio, solo impegno. Cerco di fare sempre del mio meglio. Perché c'è molto dietro a una corsa: allenamento, alimentazione, coscienza, volontà, squadra, anche la squadra, per credere e sostenere. Mi piacerebbe diventare un professionista, ma so che per diventarlo è indispensabile impegnarsi molto".
"In gioventù ogni libro nuovo che si legge è come un nuovo occhio che si apre e modifica la vista degli altri occhi o libri-occhi che si avevano prima" ("Il sentiero dei nidi di ragno", 1964).
"Non c'è nessun libro che mi abbia cambiato la vita, però Italo Calvino mi ha aiutato a vedere le cose con leggerezza e fantasia. Ho letto 'Le città invisibili' e 'Il sentiero dei nidi di ragno', 'Il visconte dimezzato' e 'Il cavaliere inesistente', e poi, letto e riletto, 'Il barone rampante'. Leggerezza e fantasia si adattano, moltissimo, anche nel modo di andare in bicicletta, dedicarsi al ciclismo, affrontare una salita".
"Anche ad essere si impara" ("Il cavaliere inesistente", 1959).
"Studio Medicina all'Università del Piemonte Orientale a Novara, una università con più sedi, ogni sede una facoltà. Finora ho dato uno scritto di Fisiologia, l'ho superato, darò l'orale. La scuola è voglia e volontà, voglia di imparare, volontà di studiare. Se dovessi spiegarmi in una sola parola: anatomia. Mi interessa tutto quello che riguarda il corpo umano".
"Arrivare e non aver paura, questa è la meta ultima dell'uomo" ("Il sentiero dei nidi di ragno", 1947).
"Eroi? Chiunque taglia il traguardo".


Quel maggio del '68 - Vittorio Adorni, l'unico che poteva dare ordini a Merckx

Il fuoriclasse emiliano, campione del mondo a Imola proprio 50 anni fa, racconta quando il Cannibale gli diede retta ed andò a stravincere il Giro alla Tre Cime di Lavaredo

di MARCO PASTONESI

Merckx lo chiamava "il Professore". "Perché avevo otto anni più di lui, perché ne avevo altri quattro di professionismo più di lui, perché parlavo l'italiano meglio di lui, e perché il direttore sportivo, Vincenzo Giacotto, aveva dichiarato che tutte le decisioni sarebbero state prese insieme a me. E siccome al Giro d'Italia dormivano nella stessa camera, Eddy sapeva che non lo avrei mai perso di vista".

Vittorio Adorni era "il Professore". "Avevo trent'anni. Avevo un ruolo da capitano in una nuova squadra, la Faema, minacciato proprio da quel nuovo compagno, Merckx. Avevo già una vittoria al Giro d'Italia, due al Giro di Romandia e una al Giro del Belgio, e tra compagni (Merckx) e avversari (Gimondi) non so quanto avrei potuto vincere ancora. Avevo anche voglia di fare altro: in tv avevo debuttato al 'Processo alla tappa', Sergio Zavoli mi aveva voluto ospite quasi fisso accanto a lui, e c'era la possibilità di condurre un nuovo telequiz".

Ma prima c'era quel maggio del '68. "Il primo giorno Merckx conquistò tappa e maglia. In camera gli dissi che quella maglia rosa dovevamo perderla. Cosa?, mi fece, arrabbiatissimo. Se vuoi vincerla, gli spiegai, dobbiamo perderla. L'aveva stesa su una sedia, e la guardava incantato così come si ammira un capolavoro agli Uffizi o al Louvre. E aggiunsi che l'avremmo ripresa, definitivamente, alle Tre Cime di Lavaredo. Anche se a fatica, lo convinsi. E lo convinsi anche ad attaccare solo dopo aver ricevuto un mio segno di consenso. E andò proprio così: Dancelli prese la maglia rosa e la tenne fino al giorno delle Tre Cime. Lì andò via una fuga, con dei buoni corridori, e con un vantaggio che arrivò a una decina di minuti. Merckx scalpitava: non ti preoccupare, gli dissi. Ma sul Passo di Sant'Osvaldo Merckx non resistette più e scattò. Andai da Marino Vigna, il nostro direttore sportivo, e lo pregai di fermare Merckx. Impossibile, mi rispose. Bisogna fermarlo, lo implorai, a tutti i costi. Vigna andò da Merckx e gli ordinò di fermarsi. Invano. Glielo ripeté finché Merckx gli disse va bene, ma come? Vigna trovò la soluzione: fa finta di avere forato. Così Merckx si portò sul bordo della strada e cominciò ad armeggiare con la ruota fino al nostro arrivo, qui rientrò nel gruppo, mi si avvicinò, cercò il mio sguardo e se avesse potuto fulminarmi, lo avrebbe fatto. Tranquillo, gli dissi, non è ancora il momento. Il momento arrivò dopo Auronzo verso Cortina: Vandenbossche, che era un bel cammello, attaccò un ritmo allegro veloce, dietro di lui Merckx, Gimondi, Zilioli e io, e il gruppo si frazionò. Ogni 500 metri Eddy si girava e mi guardava, ma io scuotevo la testa. Quando vidi che erano tutti cotti, finalmente feci cenno di sì, e Eddy scattò.

Gimondi fece uno sforzo terribile per riportarsi sotto di lui. Eddy rifiatò, poi mi guardò, gli feci un altro cenno di sì, e lui rifilò un secondo colpo. Gimondi cedette. Piano piano tornai sotto Merckx all'inizio del Passo Tre Croci. Prima di Misurina, gli dissi vai. E lui andò. Tappa, maglia e Giro. In sala-stampa Eddy mi sorrise. In camera, mentre facevo il bagno, mi chiese come avessi fatto a capire il momento giusto. Lo capirai, gli dissi, quando avrai la mia età. La gente non me lo perdonò: alla fine di quel Giro, a Napoli, fui fischiato per aver aiutato uno straniero a vincere. Mi rifeci qualche mese più tardi: campione del mondo a Imola".
Che anno, il '68. "Le lotte degli operai e le manifestazioni degli studenti, gli striscioni sui cancelli delle fabbriche e i cartelli fra la gente nelle piazze. Anche nello sport tirava un'altra aria: Merckx che conquistò il Giro al suo esordio, l'Italia che vinse gli Europei di calcio, poi le Olimpiadi di Città del Messico con Tommy Smith e John Carlos con il pugno chiuso sul podio dei 200 metri". Intanto anche Adorni aveva fatto la sua piccola rivoluzione, cedendo alle lusinghe del telequiz: si intitolava "Ciao mamma".


Giro giro Tondo, mostra di teatrini di carta

https://www.youtube.com/watch?v=7bVIRTEmVtI


Libri nel Giro 2018 - Calendario generale dal 6 maggio al 16 giugno

 

Calendario generale dal 6 maggio al 16 giugno 2018 

ROMA

DAL 5 AL 9 GIUGNO – MUSEO DELLE ARTI E TRADIZIONI POPOLARI

Giro giro Tondo mostra di teatrini di carta dedicati al ciclismo, incontri e laboratori

 

DAL 6 MAGGIO AL 22 SETTEMBRE

Giro giro Tondo

Mostra di teatrini ispirati al ciclismo e alla bicicletta, opere di Fernanda Pessolano, con testi di Marco Pastonesi, scrittore e giornalista sportivo e Attilio Scarpellini, critico teatrale, corredata da un gioco-quiz sulla bicicletta e sul ciclismo

6 MAGGIO

Ore 11 e 17 - Narrazione performativa con teatrino in miniatura

Alfonsina e il circo

Storia dedicato ad Alfonsina Strada, la prima e unica donna che abbia mai partecipato (accadde nel 1924) al Giro d’Italia degli uomini, tratta dal libro Alfonsina e il circo, di Fernanda Pessolano, (Ediciclo editore)

Di e con Tamara Bartolini, attrice, Michele Baronio attore e musicista e Fernanda Pessolano, artista e operatore culturale

11 MAGGIO

Ore 15 – Laboratorio disabili

Alfonsina Strada

Storia dedicato ad Alfonsina Strada, la prima e unica donna che abbia mai partecipato (accadde nel 1924) al Giro d’Italia degli uomini.

Laboratorio di costruzione del teatrino di carta a soffietto a cura di Fernanda Pessolano

12 MAGGIO

Ore 17 - Laboratorio

Luigi Malabrocca e la maglia nera

Beati gli ultimi come messaggio cicloevangelico è il nostro motto. Perché gli ultimi sono gregari, perché gli ultimi stanno in bicicletta più di tutti, perché soffrono di più. Perché gli ultimi iniziando sono i primi cominciando dal basso.

Laboratorio di costruzione delle marionette di carta a cura di Fernanda Pessolano

20 MAGGIO

Ore 11 - Laboratorio

Il Giro d’Italia

Il Giro d’Italia non è solo una corsa – la Corsa Rosa del 2018 – di 3562,9 km in 21 tappe e 24 giorni per 176 corridori di 22 squadre. Il Giro d’Italia è una storia cominciata nel 1909, letteraria e poetica, teatrale e cinematografica, è una storia di storie, uomini e anche donne, campioni e soprattutto gregari.

Laboratorio di costruzione del diorama di carta a cura di Fernanda Pessolano

23 MAGGIO

Ore 11 – Reading

Beati gli ultimi.

Da Piscaglia a Uliana, da Marcaletti a Rubagotti, da Lievore a Gualazzini, passando per Perna e Benzo, perfino per Zandegù e Bugno: storie di maglie nere, lanterne rosse e fanalini di coda. Il ciclismo dalla parte degli ultimi.

Di e con Marco Pastonesi, scrittore e giornalista sportivo e Alessandro D’Alessandro all’organetto

27 MAGGIO

Ore 11 - Laboratorio

Bartali nel Giardino dei Giusti

Gino Bartali, pedalando in allenamento durante la Seconda Guerra Mondiale nascose nel manubrio della bicicletta documenti falsi, salvando centinaia di ebrei. Ora è nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme.

Laboratorio di costruzione del Teatrino Guignol a cura di Fernanda Pessolano

9 giugno

Ore 17 – Narrazione performativa

Il re distratto, una storia di bici e di pace.

Un re sognatore e viaggiatore, un vero cicloturista. Invece di fare la guerra o partecipare con gli altri cavalieri ai tornei, preferiva girare il mondo in bicicletta.

Narrazione performativa di e con Elisabetta Pagnani, attrice

 

ROMA

DAL 7 AL 29 MAGGIO – BIBLIOTECHE DI ROMA

Aspettando il Giro. Incontri con lo sport, pedalate e laboratori

 

DAL 7 MAGGIO AL 15 MAGGIO – BIBLIOTECA CASA DEL PARCO

Orari della biblioteca - Mostra fotografica

24 Scatti Bike

Mostra fotografica della VII edizione del concorso internazionale dedicato alla bicicletta “L’Uomo e la Bicicletta” a cura di Aeneis 2000

 

10 MAGGIO- BIBLIOTECA CASA DEL PARCO 

Ore 9 e 11 – Laboratorio

Beati gli ultimi

Beati gli ultimi come messaggio cicloevangelico è il nostro motto. Perché gli ultimi sono gregari, perché gli ultimi stanno in bicicletta più di tutti, perché soffrono di più. Perché gli ultimi iniziando sono i primi cominciando dal basso.

Laboratorio di costruzione del teatrino di carta a cura di Fernanda Pessolano

18 MAGGIO – I.C. PARCO DELLA VITTORIA - SCUOLA MEDIA G. BELLI 

Ore 12 – Incontro con lo sport

Pulci, aironi, leoni e altri campioni

Vicente Trueba era “la Pulce dei Pirenei”: uno scalatore spagnolo, piccolo, leggero, imprendibile. Fausto Coppi era “l’Airone”: il più grande corridore di tutti i tempi. Fiorenzo Magni era “il Leone delle Fiandre”: tre vittorie consecutive nella corsa dei muri. Dai soprannomi un viaggio fra insetti, uccelli, mammiferi e…

Intervengono:, Umberto Pessolano, geologo e naturalista, e Marco Pastonesi, giornalista sportivo e scrittore

 

19 MAGGIO – BIBLIOTECA MANDELA / BIBLIOTECA TORTORA

Ore 9.30 – Pedalata letteraria

Giro delle mura aureliane, tra archeologia, geologia e il ciclismo.

Viaggiando tra i tufi, le lave e le incisioni fluviali negli ultimi 400 mila anni della storia geologica di Roma e i luoghi del ciclismo: Giro d’Italia e Gran premio della Liberazione, Luigi Ganna e Fausto Coppi, e tutti i campioni sotto l’Arco di Trionfo

Pedalano: Umberto Pessolano e Marco Pastonesi.

In collaborazione con VediRomaInBici

 

Partenza: Biblioteca Nelson Mandela

Arrivo: Biblioteca Enzo Tortora

Difficoltà: facile

Partecipazione: gratuita

Prenotazione e info: Biblioteche di riferimento

 

19 MAGGIO - MAGNALONGA- Città dell’altra economia e Villa Borghese

Ore 14 – Laboratori e letture

Cuor di pedalata 

Una pedalata speciale, una staffetta ideale e sentimentale tra sport e letteratura, tra bicicletta e libri. Campagna raccolta libri

Laboratori e letture con Fernanda Pessolano e Elisabetta Pagnani

22 MAGGIO –LICEO ENRIQUES DI OSTIA

Ore 9 – Incontro con lo sport

Scrivere di sport

La cronaca e lo spogliatoio, l’intervista e il racconto, la grammatica e il gergo, la storia e il romanzo, le fonti e la fantasia…

Intervengono:  Lorenzo Iervolino, scrittore, Felice Pulici, portiere della Lazio nell’anno dello scudetto 1974, letture di Patrizia Hartman da “Un giorno triste così felice – Socrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario” (66thand2nd) e “Trentacinque secondi ancora - Tommie Smith e John Carlos: il sacrificio e la gloria” (66thand2nd) di Lorenzo Iervolino. Modera Marco Pastonesi

23 MAGGIO - LICEO SPORTIVO PACINOTTI ARCHIMEDE

Ore 10.30 – Incontro con lo sport

Roma sul ring

Il pugilato è un po' come il jazz: meglio è, meno gente lo apprezza. Il pugilato è dove tutti se la cavano bene, tranne i pugili. Il pugilato è un'erba che cresce solo nel giardino dei poveri. Il pugilato è l'unico sport che non è andato al college

Intervengono: Luigi Panella, giornalista sportivo, Giovanni De Carolis, ex campione del mondo supermedi, regista Roberto Palma, autore del film Boxe Capitale, Mauro Galvano, ex campione del mondo dei supermedi, letture di Patrizia Hartman da “Roma sul ring”, di Luigi Panella (Il punto di incontro)

24 MAGGIO – LICEO SPORTIVO PRIMO LEVI

Ore 9 - Incontro con lo sport

Lo sport pulito, doping, antidoping, morale, allenamenti

L’importanza dello sport per i ragazzi. Lo sport da un punto di vista fisico e morale. Come si diventa professionisti: da Pietro Mennea a Alex Schwazer. Le tentazioni del doping e come resistere nello sport pulito

Intervengono: Sandro Donati, maestro dello sport e allenatore, e Marco Pastonesi, giornalista sportivo e scrittore.  Letture di Gabriele Benedetti, attore, dal testo teatrale “28 Battiti” di Roberto Scarpetti

28 MAGGIO – BIBLIOTECA DELLA BICICLETTA / CASA DEL PARCO

Ore 9.30 - Pedalata

Cuor di pedalata.

Una pedalata speciale, una staffetta ideale e sentimentale tra sport e letteratura, tra bicicletta e libri. La pedalata si avvale delle “gambe” di bibliotecari volontari e ciclisti delle Biblioteche di Roma, che insieme agli utenti delle biblioteche, alla Colnago della Biblioteca della bicicletta e alle associazioni ciclistiche dilettantistiche del Coordinamento Roma Ciclabile (Ruotalibera Fiab, NaturAmici, VediRomaInBici UISP), porteranno 200 libri dedicati ai bambini in un istituto comprensivo per aprire una biblioteca scolastica

Partenza: Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza/ Casa del Parco

 

29 MAGGIO – ISTITUTO TECNICO / LICEO BLAISE PASCAL

Ore 9 – Incontro con lo sport

La stoccata vincente

La scherma è come giocare a scacchi, ma con una spada in mano. La scherma è freddezza, lucidità, velocità. La scherma è la disciplina mistica del vero cavaliere. E la maschera è una porta che si apre e si chiude su un'altra dimensione

Con Maurizio Nicita, giornalista sportivo, Stefano Pantano, tre volte campione del mondo nella spada (a squadre), poi direttore tecnico e commentatore tv, letture di Gabriele Benedetti, da “La stoccata vincente” (Spering&Kupfer)

 

 

 

 

 

 

 

 

DAL 5 AL 16 GIUGNO - GIRO D’ITALIA UNDER 23

BIBLIOTECHE DEI COMUNI DI TAPPE

Beati gli ultimi. Incontri e laboratori

6 GIUGNO – FORLÌ - BIBLIOTECA AURELIO SAFFI

ore 9 e 11  - Laboratorio

Le Maglie nera

Storie e curiosità su maglie nere e lanterne rosse. Canzoni e poesie sul Giro d’Italia animate e giocate sui tavolieri

Laboratorio di costruzione dei giochi da tavolo, a cura di Fernanda Pessolano

Scuola materna

                                

6 GIUGNO – FORLÌ – SALA RANDI, via delle Torri 13                               

Ore 18 – Incontro con lo sport

La sacra ruota: avventure e sventure, imprese e miracoli nel mondo del ciclismo

Ogni volta che comincia una corsa, un romanzo scrive se stesso: e la realtà è sempre più alta di qualsiasi fantasia.

Intervengono: Marco Pastonesi e Franco Magnani, ex ciclista professionista In collaborazione con Unione ciclistica Scat

 

7 GIUGNO – RICCIONE - BIBLIOTECA COMUNALE / GIARDINO DEL CENTRO DELLA PESA

ore 17- Laboratorio

La Maglia nera Malabrocca

Avventure e disavventure di Luigi Malabrocca, l’inventore della maglia nera. Canzoni e poesie illustrate e raccolte nei libri

Laboratorio di costruzione del libro, a cura di Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

8 GIUGNO – NONANTOLA - BIBLIOTECA COMUNALE

ore 16.30 - Laboratorio

La Maglia rosa

Storie e poesie sul Giro d’Italia animate con marionette mobili

Laboratorio di costruzione di marionette di carta, a cura di Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

 

ore 18 – Incontro con lo sport

Storie di corse e corridori: Giri e Tour, classiche e circuiti, fra Squali e Cannibali, scalatori e gregari

Il ciclismo era uno sport povero per poveri. Oggi è uno sport ricco solo per pochi, ma ricchissimo di emozioni e esperienze per tutti.

Intervengono: Marco Pastonesi e Silvano Riccò, ex ciclista professionista

 

12 GIUGNO - PERGINE VALSUGANA - BIBLIOTECA VALSUGANA

ore 16.30 - Laboratorio

Le Maglie nere

Storie e curiosità su maglie nere e lanterne rosse. Canzoni e poesie sul Giro d’Italia animate da marionette a cono gelato e teatrino Guignol

Laboratorio di costruzione di costruzione del teatrino di carta, a cura di Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

 

 

 

15 GIUGNO - CONEGLIANO - BIBLIOTECA / PARCO MOZART

ore 16.30 - Laboratorio

La Maglia nera Malabrocca

Avventure e disavventure di Luigi Malabrocca, l’inventore della maglia nera, animate da marionette e teatrino a soffietto

Laboratorio di costruzione del teatrino di carta, a cura: Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

 

15 GIUGNO - CONEGLIANO - LIBRERIA TRALERIGHE Corte delle rose 86

ore 18.30 – Incontro con lo sport

Beati gli ultimi maglie nere e lanterne rosse, sfide contro il tempo massimo e i camion-scopa

Ma chi ha detto che i primi sono i primi e gli ultimi sono gli ultimi? Ma chi ha detto che i primi sono i più forti e gli ultimi più scarsi? Certo non lo hanno detto gli ultimi. Intervengono: Marco Pastonesi e Mauro Da Dalto, ex ciclista professionista

 

 

 


LIBRI NEL GIRO 2018 V edizione

LIBRI NEL GIRO 2018 - V edizione

Dal 6 maggio al 16 giugno

Progetto di promozione della lettura e cultura della bicicletta

a cura di Ti con Zero e Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza

 

Il Giro d’Italia non è solo una corsa – la Corsa Rosa del 2018 – di 3562,9 km in 21 tappe e 24 giorni per 176 corridori di 22 squadre. Il Giro d’Italia è una storia cominciata nel 1909, letteraria e poetica, teatrale e cinematografica, è una storia di storie, uomini e anche donne, campioni e soprattutto gregari, è una mappa di salite e discese, è un’enciclopedia di fughe e inseguimenti, è una grammatica di bici e ruote.

“Libri nel Giro”, l’iniziativa organizzata dall’associazione Ti con Zero e dalla Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza, accompagna il Giro d’Italia per il quinto anno consecutivo con l’obiettivo di promuoverne la cultura e la lettura. Il calendario del 2018 si svolge principalmente a Roma (sede dell’arrivo finale del Giro d’Italia il 27 maggio), e comprende per tutto il mese di maggio: pedalate, incontri tra letteratura e sport nelle aule magne dei licei sportivi romani, teatrini di carta dedicati al ciclismo, reading, libri, laboratori, narrazioni performative con teatrino in miniatura.

La Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza, l'unica specializzata nel genere in tutta Europa, possiede 2000 libri e dal 2016 è stata accolta e sostenuta dalle Biblioteche di Roma nella sede di Casa del Parco.

“Aspettando il Giro” è il progetto sostenuto dalle Biblioteche di Roma e promuove tra le tante attività la prima edizione di “Cuor di pedalata” , (in programma lunedì 28 maggio: la biblioteca della bicicletta raccoglie e dona libri per l’infanzia alle scuole di periferia in collaborazione con il Coordinamento Roma ciclabile) e quattro incontri tra sport e letteratura dedicati ai ragazzi (con il maestro dello sport Sandro Donati, i giornalisti Luigi Panella e Maurizio Nicita, lo scrittore Lorenzo Iervolino, Portiere della Lazio nell’anno dello scudetto 1074 Felice Pulici, l’ex campione del mondo supermedi Giovanni De Carolis, tre volte campione del mondo nella spada (a squadre), poi direttore tecnico e commentatore tv Stefano Pantano, e con gli attori Patrizia Hartman e Gabriele Benedetti.

 

“Giro al museo” è il progetto sostenuto dal Museo delle Civiltà realizzato presso il Museo delle arti e tradizioni popolari di Roma, che dal 6 maggio accoglierà  una mostra di teatrini ispirati al ciclismo e alla bicicletta, opere di Fernanda Pessolano, con testi di Marco Pastonesi, scrittore e giornalista sportivo e Attilio Scarpellini, critico teatrale, corredata da laboratori per bambini, da un gioco-quiz sulla bicicletta e sul ciclismo, dalla narrazione performativa “Alfonsina e il circo” (Ediciclo) con un teatrino in miniatura di e con Tamara Bartolini e Michele Baronio dedicato ad Alfonsina Strada, la prima e unica donna che abbia mai partecipato (accadde nel 1924) al Giro d’Italia degli uomini, e da un reading con musica dal vivo dedicato agli ultimi in classifica, con Marco Pastonesi e Alessandro D’Alessandro, musicista.

Dal 6 al 16 giugno la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza si sposterà nelle biblioteche di tappa del Giro d’Italia under 23, con laboratori e incontri in librerie di Forlì, Riccione, Nonantola (Modena), Pergine Valsugana (Trento) e Conegliano (Treviso).

Partecipano

Tamara Bartolini, Michele Baronio, Gabriele Benedetti, Settimio Cecconi, Cordinamento Roma Ciclabile – Ruotalibera Fiab, NarturAmici, VediRomaInBici -, Alessandro D’Alessandro, Mauro Da Dalto, Giovanni De Carolis, Sandro Donati, Mauro Galvano, Patrizia Hartman, Lorenzo Iervolino, Maurizio Nicita, Franco Magnani, Maria Morhart, Elisabetta Pagnani, Roberto Palma, Luigi Panella, Stefano Pantano, Marco Pastonesi, Fernanda Pessolano, Umberto Pessolano, Felice Pulici, Ornella Ricci, Silvano Riccò, Attilio Scarpellini

 

Collaborazioni e patrocini

Centro per il libro e la lettura,  Il Maggio dei Libri,  repubblica.it, Museo delle Civiltà-Museo delle arti e tradizioni popolari, Biblioteche di Roma, Biblioteche dei comuni di tappa Giro d’Italia under 23 – Conegliano Veneto, Forlì, Nonantola, Pergine Valsugana, Riccione - , Giro d’Italia under 23, Federazione ciclistica italiana,  Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Lombardia, Regione Trentino Alto Adige Regione Veneto, Coordinamento Roma Ciclabile – Ruota libera Fiab, VediRomaInBici, NaturAmici -.

 

 

“Aspettando il Giro”, voluto dalle Biblioteche di Roma e finanziato dalla Regione Lazio con la legge regionale 23 ottobre 2009, n. 26 - Avviso pubblico “La Cultura fa Sistema”

 

info

bibliotecadellabicicletta@gmail.com

FB biblioteca della bicicletta Lucos Cozza
http://www.museocivilta.beniculturali.it/

https://www.bibliotechediroma.it/opac/


LIBRI NEL GIRO 2018 V edizione

Progetto di promozione della lettura e cultura della bicicletta

W la bici viva. Feltre dal 5 al 15 aprile 2018 programma

FELTRE

Svelta, agile, magra. Silenziosa, pulita, economica. E sempre umana. La bicicletta ci sta aiutando a salvare il mondo.

Promuoviamo l’uso ed esaltiamo i valori della bicicletta: incontri in palazzi e piazze, gite lungo i fiumi e sui monti, spettacoli in scuole e teatri, e la costituzione di una biblioteca dedicata solo alla bicicletta.

Giovedì 5 aprile – Prologo in piazza

Dalle ore 9 - Largo Castaldi – Percorso gioco

“Abilità in bicicletta”, percorso di giochi e ostacoli in bicicletta per educare a una corretta disciplina stradale. A cura dell’Unione Ciclistica Foen

Dalle 11- Largo Castaldi – Esposizione

“Mobilità sostenibile”, esposizione dei nuovi mezzi Dolomitibus con trasporto biciclette

Venerdì 6 aprile – Giornata mondiale dello sport

Ore 11 –– Sala Convegni - Ospedale Santa Maria del Prato - Incontro

“Lo sport pulito”, doping, antidoping, morale, allenamenti

L’importanza dello sport per i ragazzi. Lo sport da un punto di vista fisico e morale. Come si diventa professionisti: da Pietro Mennea a Alex Schwazer. Le tentazioni del doping e come resistere nello sport pulito

Intervengono: Sandro Donati, maestro dello sport e allenatore, Maria Canins, ex fondista e ciclista, Claudio Gregori, giornalista della “Gazzetta dello sport” e scrittore, e Marco Pastonesi, giornalista sportivo e scrittore.  Letture di Gabriele Benedetti, attore, dal testo teatrale “28 Battiti” di Roberto Scarpetti

Dalle ore 10 alle 18 – Interviste ai cittadini

“Bikipedia”, interviste a cura di Guido Foddis, musicista e blogger. Le interviste saranno montate e divulgate sul sito del Comune di Feltre

Ore 18.30 -  Sala degli Stemmi - Incontro con l’autore

“Il corno di Orlando” di Claudio Gregori (Edizioni 66thand2nd), accompagnato da Guido Foddis alla chitarra

Sabato 7  aprile

Ore 9 – Dentro e fuori le mura – Percorso fotografico

 “Feltre in bicicletta”, percorso fotografico tra sport e vita quotidiana a cura dell’Archivio Fotostorico Feltrino

Ore 10.30 -  Teatro della Sena – Tavola rotonda

“La bici fa pedalare, l’impulso della bike economy nel mercato mondiale”, intervengono Gianluca Santilli, membro della commissione per la bike economy e marketing dell’Unione ciclistica internazionale; Alessio Cremonese, amministratore delegato Manifattura Valcismon; Luca Baraldi, amministratore unico di Segafredo Grandieventi; Fabio Celeghin, Ceo della Distribuzione Moderna Organizzata e sponsor del team Vini Fantini-Nippo; Mauro Benetton, imprenditore; Marzio Bruseghin, ex campione italiano di ciclismo, viticoltore e accompagnatore di cicloturisti; Alessandro Ballan, ex campione mondiale di ciclismo e accompagnatore di cicloturisti; Ivan Piol, presidente del Pedale Feltrino, Claudio Gregori. Moderatore: Marco Pastonesi

Ore 16.30 – Palazzo Borgasio - Inaugurazione

“Giro giro Tondo”, mostra di teatrini di carta dell’artista Fernanda Pessolano e di biciclette del Museo storico della bicicletta Toni Bevilacqua, dedicata al Giro d’Italia, inaugura Giambattista Baronchelli, ex professionista di ciclismo. Presentazione “Dodici secondi” di Gian-Carlo Iannella, (Lyasis Edizioni) biografia di Giambattista Baronchelli.

Inaugurazione sede di Feltre della Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza con scultura in cartapesta realizzata dal Centro diurno Le Casette e Via Medaglie d' Oro

“Bikipedia”, proiezione delle interviste realizzate da Guido Foddis.

Inaugurazione mostra fotografica “24 Scatti Bike”, concorso internazionale “L’Uomo e la Bicicletta” organizzato da Aeneis 2000

Ore 21 – Auditorium Istituto Canossiano - Concerto

“GoodBike” concerto con i Tetes de Bois. Tra musica d’autore e atmosfera rock, un concerto interamente dedicato alla bicicletta della band che ha vinto tre premi Luigi Tenco. Ingresso libero

Domenica 8 aprile

Ore 9 - Via Claudia Augusta - Pedalata

“Da Altino a Feltre lungo la Via Claudia Augusta”: cronaca in diretta del viaggio. Partenza con Alberto Fiorin, autore di guide cicloturistiche. In collaborazione con FIAB Feltre

Ore 9.30 – Prà del Moro - Centro Visitatori Parco delle Dolomiti Bellunesi Pedavena – Pedalata

Giambattista Baronchelli accompagna i ciclisti, in collaborazione con la Società sportiva dilettantistica Pedale Feltrino

FIERA DELL’OGGETTO RITROVATO Centro Storico

Dalle 10 – Loggiato municipio - Raccolta di foto

Feltrini in bicicletta”, stampa e digitalizzazione delle foto dei cittadini a cura dell’Archivio Fotostorico Feltrino

Dalle ore 11 alle 16 – Loggiato municipio - Biciclette

Ri/ciclo, baratto, acquisto, donazione e scambio bici usate

Dalle ore 11 alle 16 – Palazzo Borgasio - Laboratorio

“Non solo per gioco”, laboratorio di costruzione dei teatrini di carta, marionette e burattini a tema ciclistico, con Fernanda Pessolano

Bambini dai 5 agli 11 anni

Dalle ore 9.30 alle 17 – Prà del Moro - Prà’ del Vescovo

“Bike shop test” a cura dei rivenditori di Feltre RBS Sas Bicigrill Busche,

MTB Point Anzú, Dalla Rosa Cicli, GR Bike e Cicli Sanvido Cesiomaggiore

Ore 18.30 – Palazzo Borgasio – Incontro

“Via Claudia Augusta: ieri oggi e domani” Intervengono ciclisti, amministratori, operatori turistici.  Accoglienza arrivo del gruppo pedalatori

Martedì 10 aprile

 Ore 11- Fonzaso - Sala meeting Sportful - Incontro

“Storie di sport” con Giordano Cremonese, ex rugbista e presidente Manifattura Valcismon, Paolo Vidoz, ex campione europeo pesi massimi pugilato, Antonio Uliana e Giovanni Knapp, ex corridori professionisti, e Marco Pastonesi

Una chiacchierata fra ricordi e racconti, giornate felici e storte, valori eterni e acciacchi senili. Lo sport ai tempi del dilettantismo e in quelli del protagonismo, i mondiali e le olimpiadi, i sacrifici e i guadagni         

Mercoledì 11 aprile

 Ore 11 – Aula magna Liceo Dal Piaz, via Colombo - Incontro con l’autore 

“Il dio della bicicletta” di Marco Ballestracci (Instar Libri)

Racconti di ciclismo sulla strada e sul divano, di campioni e gregari, di salite e volate, di storie sfumate ed eterni secondi posti. Narrazione con accompagnamento musicale di e con Marco Ballestracci, scrittore e musicista

Scuole superiori – Cittadinanza

Ore 15 – Casa di Riposo di Feltre Circolo Auser – Incontro con l’autore

“I diavoli di Bartali” e “Gli angeli di Coppi” di Marco Pastonesi (Ediciclo Editore), storie e aneddoti dell’Omino di ferro, del Campionissimo e dei loro gregari

Ore 20 -  Rugby Feltre club house - Incontro

“Storie rotonde e ovali”, incontro con Giordano Cremonese, Marco Ballestracci e Marco Pastonesi

Giovedì 12 aprile

Ore 14.30 – Palazzo Borgasio - Laboratorio e visita guidata

“Teatrino a soffietto” laboratorio di costruzione del teatrino di carta e visita guidata alla mostra “Giro giro Tondo” a cura di Fernanda Pessolano e operatori ULSS Le Casette

Ore 20.30 – Sala Ocri – Incontro

Thailandia, Laos, Cambogia: la grande avventura sui pedali

Diari di viaggio nel Sud-Est asiatico: due mesi trascorsi pedalando in solitaria, 4500 chilometri tra le montagne del nord e templi antichi, lungo le sponde del Mekong, fino al mare. Con Claudio Mason, cicloviaggiatore feltrino, accompagnato dal trio Merryacoustics. A cura di FIAB Feltre

Venerdì 13 aprile

Ore 9 – Feltre-Monte Grappa - Pedalata

Cronaca in diretta”. Con Lorenzo Cremonesi, giornalista e inviato di guerra del “Corriere della sera”, accompagnato dalla Società sportiva dilettantistica  Pedale Feltrino

Ore 11 – Rio Musil -  Inaugurazione percorso ciclopedonale

A cura dei Comuni di Feltre e Pedavena - Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi –

Scuola primaria di Mugnai e Istituto comprensivo di Pedavena

Ore 18.30 – Palazzo Borgasio – Incontro

“Israele a pedali, dai Kibbutz al Giro”, i diari di un inviato di guerra su 40 anni diviaggi. Con Lorenzo Cremonesi, accompagnato da Ruggero Burigo alla chitarra

Sabato 14 aprile

Ore 9 – Prà del Moro/Cesiomaggiore - Pedalata

“Il Nobel della pace alla bici: una strada in salita” pedalata da Feltre al Museo della bicicletta Toni Bevilacqua di Cesiomaggiore e incontro al Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi; con Massimo Cirri, giornalista e scrittore, in collaborazione con FIAB Feltre

Ore 18.30 – UniSono Concert Hall - Incontro con l’autore

 “Sette tesi sulla magia della radio”, di e con Massimo Cirri (Bompiani Editore), accompagnato da William Nisi al sax e Mosè Andrich al pianoforte

Ore 21 – Teatro della Sena – Spettacolo teatrale

 “Finisce per A”, storia di Alfonsina Strada, prima e unica donna a correre il Giro d’Italia, testo di Eugenio Sideri, regia di Gabriele Tesauri. Con l’attrice Patrizia Bollini. Prenotazioni al sito: www.visitfeltre.info/eventi/teatro-appuntamenti"

Domenica 15 aprile

Ore 10 – Aula magna Campus – Un dialogo di comunità

“Bici di lotta e di governo: quale ciclabilità per la montagna bellunese nel futuro prossimo” Intervengono amministratori pubblici, comitati, associazioni e società ciclistiche, operatori turistici e commerciali di settore

A seguire brindisi e saluti

Attività per la scuola

Dal 5 al 13 aprile laboratori di costruzione del teatrino di carta con visita guidata alla mostra “Giro giro Tondo” nel Palazzo Borgasio a cura di Fernanda Pessolano, letture ad alta voce a cura dei gruppi Caratteri Atipici, Bizzarri Lettori e CILP, laboratori di ciclofficina a cura dei rivenditori di Feltre RBS Sas Bicigrill Busche,  Dalla Rosa Cicli e GR Bike 

Curricula

Mosè Andrich, pianista, studia al Conservatorio Giuseppe Verdi, fa parte del gruppo Unisono Groovemakers, insegna nella scuola Unisono

Archivio Fotostorico Feltrino, servizio promosso dalla Comunità Montana Feltrina in convenzione con il Comune di Pedavena per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio fotografico locale

Alessandro Ballan, corridore professionista dal 2004 al 2014, ha vinto il Giro delle Fiandre nel 2007, il Mondiale nel 2008, il Giro di Polonia nel 2009. Opinionista tv, testimonial di aziende del settore ciclistico, accompagnatore di cicloturisti

Marco Ballestracci, scrittore e musicista, autore di “Imerio” (Instar, 2012), “Il dio della bicicletta” (Instar, 2014), “I guardiani” (66thand2nd, 2016) e “1961” (Ediciclo)

Luca Baraldi, amministratore unico di Segafredo Grandieventi, è stato amministratore delegato di Lazio Calcio, direttore generale di Parma Calcio, presidente Lega calcio serie B e vicepresidente serie A

Giambattista Baronchelli, da dilettante ha vinto Giro d’Italia e Tour de l’Avenir (1973), da professionista 93 corse fra cui il Giro di Lombardia (1977 e 1986). Secondo al Giro d’Italia (1974 e 1978), secondo al Mondiale (1980). Su di lui è stato scritto “Dodici secondi” di Gian-Carlo Iannella (Lyasis, 2018)

Gabriele Benedetti, attore, autore, regista e insegnante di teatro. Diplomato all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico a Roma

Mauro Benetton, imprenditore, collabora con la 21 Investimenti a Treviso, uno degli operatori italiani di private equità fondato nel 1992 dal fratello Alessandro

Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza, fondata a Roma da Fernanda Pessolano nel 2013, con sede nella Casa del Parco alla Pineta Sacchetti, conta su oltre duemila volumi, l’unica in Europa specializzata

Patrizia Bollini, attrice, diplomata alla Scuola di Teatro di Bologna. Ha lavorato per Marco Bellocchio, Marco Baliani, Leo De Berardinis. Cinema e tv: “Veloce come il vento” con Stefano Accorsi e “Diritto di difesa” con Piera Degli Esposti

Marzio Bruseghin, professionista dal 1997 al 2012, campione italiano a cronometro nel 2006, ha vinto due tappe a cronometro al Giro d’Italia nel 2007 e nel 2008. Viticultore, opinionista tv, accompagnatore di cicloturisti

Ruggero Burigo, comincia suonare il violino a 11 anni e la chitarra elettrica a 15, dal 1996 suona in diversi gruppi, insegna nella scuola Unisono

Maria Canins, nello sci di fondo ha vinto 15 titoli italiani, 10 Marcialonga e una Vasaloppet (la prima italiana nella storia), nel ciclismo ha conquistato un Giro d’Italia, due Tour de France, 10 titoli italiani, un oro, tre argenti e due bronzi ai Mondiali

Fabio Celeghin, titolare e Ceo di DMO, Distribuzione Moderna Organizzata, titolare dei marchi Beauty Star e L’Isola dei Tesori. Sponsor del team professionistico Vini Fantini-Nippo

Massimo Cirri, giornalista e scrittore, conduttore di “Caterpillar” (Radio Rai 2) e autore di “Un’altra parte del mondo” (Feltrinelli, 2016) e “Sette tesi sulla magia della radio” (Bompiani, 2017)

Alessio Cremonese, amministratore delegato della Manifattura Valcismon (Castelli, Sportful e Karpos)

Giordano Cremonese, un passato sportivo fra atletica, rugby e sci di fondo, presidente della Manifattura Valcismon (Castelli, Sportful e Karpos)

Lorenzo Cremonesi, inviato di guerra del “Corriere della Sera”, autore di “Bagdad Cafè” (Feltrinelli, 2003), “Dai nostri inviati” (Rizzoli, 2008) e “Da Caporetto a Baghdad” (Mondadori, 2017)

Toni Demuro, sardo, illustratore, collabora con Penguin Books, The Boston Globe, Vanity Fai e Corriere della sera

Sandro Donati, maestro dello sport e allenatore di atletica leggera, responsabile del settore Ricerca e Sperimentazione del Coni dal 1990 al 2006, autore dei libri “Campioni senza valore” (Ponte alle Grazie, 1989) e “Lo sport del doping” (Abele, 2012)

Alberto Fiorin, viaggiatore in bicicletta, ha scritto “Parole a pedali” (Ediciclo, 2006), “Pedalando sull’acqua” (Ediciclo, 2009), “La Via Francigena in bicicletta” (Ediciclo, 2017)

Guido Foddis, musicista (“La Repubblica delle biciclette” con i Pedali di Ferrara), blogger, autore di “Il Giro a sbafo” (Ediciclo, 2011), ha ideato il Festival del ciclista lento a Ferrara

Claudio Gregori, giornalista e scrittore, autore di “Labròn” (Alta quota, 2012), Merckx, il figlio del tuono” (66thand2nd, 2016) e “Il corno di Orlando” su Ottavio Bottecchia (66thand2nd, 2017)

Giovanni Knapp, corridore professionista dal 1965 al 1967, ha vinto una tappa del Giro d’Italia (la Genova-Viareggio nel 1966)

Claudio Mason, cicloviaggiatore: Monaco-Berlino-Varsavia-Budapest-Lubiana-Noale (1990), la Coast to Coast del Canada (1998), Patagonia (2000), Sudafrica (2004)…

Merryacoustics, minigruppo di musicisti del Cadore nella tradizione blues-folk-country angloamericana (banjo, cucchiai, kazoo, asse da lavare, ukulele, chitarre acustiche ed elettriche, basso, minibatteria)

Maria Morhart, operatrice culturale, collabora con Fabulamundi, Tetes de Bois. Ha collaborato con Ente teatrale italiano, Teatro degli Accettella. Ha cofondato il festival Romaeuropa

William Nisi, suona il sax tenore nell’Unisono Groovemakers, insegna nella scuola Unisono

Alessandro Padovani, regista di spot pubblicitari, documentari e film, ha vissuto a New York e studiato alla New York Film Academy

Marco Pastonesi, giornalista e scrittore, autore di “L’Uragano nero” (66thand2nd, 2016), “Mia” con Ivan Zaytsev (Rizzoli, 2017) e “La leggenda delle strade bianche” (Ediciclo, 2017)

Fernanda Pessolano, operatrice culturale, artista, crea piccole e grandi installazioni con carta o altri materiali, accompagnate e ispirate da testi di letteratura. Ha fondato la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza

Ivan Piol, presidente del Pedale Feltrino (strada e mtb, bambini, donne, agonisti e cicloturisti) e del comitato organizzatore della Sportful Dolomiti Race e della Castelli 24 ore

Gianluca Santilli, membro della commissione per bike economy e marketing dell’Unione ciclistica internazionale, già ideatore e organizzatore della Granfondo Roma

Eugenio Sideri, drammaturgo, regista, docente di recitazione e di storia dello spettacolo, fondatore della compagnia Lady Godiva Teatro

Tetes de Bois, gruppo di musicisti romani nato nel 1992: “Goodbike” (2010, dedicato alla bicicletta), “Mai di moda” (2012) e “Extra” (2014), e lo spettacolo “Palco a pedali” alimentato a pedali dagli spettatori.

Pedale Feltrino, società sportiva nata da un gruppo di amici… calciatori. Conta su circa 170 soci, il nome ricalca quello di un club del 1919, organizza – fra l’altro – la Granfondo Sportful.

Antonio Uliana, corridore professionista dal 1954 al 1960, ha vinto una tappa della Vuelta, una del Giro d’Europa e una del Giro di Svizzera.

Unione ciclistica Foen, oltre 50 anni di storia, con sede a Pedavena, ha squadre di giovanissimi, esordienti e allievi.

Paolo Vidoz, pugilato, bronzo olimpico nei supermassimi, campione europeo e italiano nei massimi, proprietario di un agriturismo-osteria

 


W la bici viva. Feltre dal 5 al 15 aprile

Ci sarà Maria Canins, bandiera del ciclismo femminile: un Giro d’Italia, due Tour de France, dieci titoli italiani e un oro mondiale, per non citare tutto quello che ha conquistato anche nello sci di fondo. Ci sarà Sandro Donati, maestro dello sport e ambasciatore dello sport pulito: le sue battaglie contro il doping, anche quello di Stato, gli hanno procurato più nemici che amici. Ci sarà Massimo Cirri, il conduttore di “Caterpillar”: sua la campagna per assegnare alla bicicletta il premio Nobel per la pace. Ci saranno i Tetes de Bois: il loro album “Goodbyke” interamente dedicato alla bicicletta, il loro video con Margherita Hack che interpretava Alfonsina Strada, e il loro palco alimentato a pedali dagli spettatori ne hanno fatto la band di riferimento dei ciclisti. E ci sarà anche una nuova biblioteca riservata soltanto ai testi – dai manuali ai saggi, dai romanzi alle biografie, dalle poesie alle enciclopedie – che si occupano delle due (ma anche tre o quattro) ruote umane.

“W la bici viva” è il festival che Feltre, dal 5 al 15 aprile, dedicherà al mondo della bicicletta. Incontri e appuntamenti, gite e pedalate, mostre e spettacoli. Nelle scuole e nei centri anziani, sul Grappa e sulla Via Claudia Augusta, nei palazzi e nelle piazze. Con l’organizzazione dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Feltre, il sostegno di Sportful, la regia dell’associazione Ti con Zero e la partecipazione delle forze del territorio, dal Pedale Feltrino alla Fiab, dal Centro diurno Le Casette al Centro Auser, perfino l’intervento del Rugby Feltre. Perché la bicicletta è un comune denominatore e moltiplicatore, è il massimo della ecologia e il minimo dell’ingombro, è una grammatica elementare e un linguaggio universale, è quanto di più letterario si possa immaginare e spostare, è una continua lezione di storia e geografia e, come sarà dimostrato da speciali bike test, anche di scienza.

Fra interviste stradali (Guido Foddis, musicista e blogger, dialogherà a sorpresa – e in video – con i feltrini) e pedalate cittadine (con GiBì Baronchelli, che presenterà anche il libro “Dodici secondi” scritto da Gian-Carlo Iannella sulla sua carriera, in testa al gruppo), fra teatrini di carta (opere di Fernanda Pessolano, che terrà anche laboratori sulla loro costruzione) e raccolte di fotografie (l’Archivio fotostorico feltrino ha selezionato materiale da collezioni private e l’associazione culturale Aeneis 2000 propone la mostra “24 scatti Bike: l’Uomo e La Bicicletta”), anche una tavola rotonda sul fenomeno della bike economy: previsti gli interventi di imprenditori come Mauro Benetton, dirigenti come Luca Baraldi e Fabio Celeghin, corridori (e non solo) come Alessandro Ballan e Marzio Bruseghin, esperti del settore come Gianluca Santilli e Ivan Piol, giornalisti e scrittori come Claudio Gregori e Marco Pastonesi.

Info: Assessorato all'Ambiente, città di Feltre tel. 0439 885222

www.visitfeltre.info; FB Visit Feltre; FB W la bici; FB Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza; Telegram Feltre cultura


W la bici viva. Locandina

Festival tra sport e letteratura

Giacomo Denti, album di figurine

Libri nel Giro 2016. Corridore postino

Anno 1945

Di Marco Pastonesi

La sua prima bicicletta – una Olimpia Garibaldina, cromata - aveva dieci padroni. Chi le aveva dato il telaio, chi la forcella, chi i pedali e le ruote. Il più famoso dei proprietari era Sergio Alzani, che sarebbe diventato professionista, nella Gazzola, 1963 e 1964, senza vittorie: a quella bicicletta aveva regalato i tubolari. E su quella bicicletta Giacomino Denti, detto Mino, di Soncino, aveva deciso che avrebbe fatto anche lui il corridore. Finché, tesserato dalla C.C.Cremonese e ricevuta una bici personale dalla società, restituì quella in multiproprietà per permettere a un altro ragazzo di tentare la fortuna a due ruote.

La prima corsa a Cinisello Balsamo, “una cinquantina in volata, io terzo, senza paura, e il sospetto che mi sarebbero sempre mancate le prime tre o quattro pedalate di potenza”. La prima vittoria a Persichello di Cremona, “sotto la pioggia, una fuga a cinque o sei, l’arrivo da solo, e la certezza che soltanto la solitudine mi avrebbe sempre garantito il primo posto”. La vittoria più bella nella cronosquadre – la 4x100 km Dalla Bona-Denti-Guerra-Soldi – ai Mondiali dilettanti 1965, “un quartetto di motociclette, avremmo vinto anche l’anno dopo se non avessimo montato gomme speciali che sull’acqua ci hanno tradito, cinque cadute e un abbandono”. La vittoria più difficile al Tour de l’Avenir 1966, “quattordici tappe con Alpi e Pirenei, e i francesi che s’incazzavano”. La vittoria più vittoriosa al Giro del Veneto 1969, media record per 16 anni, sfrecciando in volata davanti a Dancelli, Polidori, Panizza, Boifava e Aldo Moser. Finché al Giro d’Italia 1970, “la settima tappa, la Zingonia-Malcesine, giù dal Crocedomini, verso la Val Sabbia, tre chilometri prima di Bagolino, la strada stretta, le macchine parcheggiate, la ghiaia invisibile, uno spagnolo, il numero 81, che cade, e io, per evitarlo, che frano”. Dodici metri di salto. Diciotto fratture. Fine della carriera.

Mino, ce l’ha nel cognome, stringe i denti e ricomincia a vivere. Con la mamma e due sorelle sarte, abbigliamento sportivo, anzi, ciclistico. Poi, dal 1980, con la moglie e il figlio, fabbrica anche biciclette, su misura, dai giovanissimi ai professionisti. E così, se prima a vincere era lui, Mino, adesso, a vincere, è Denti, la sua bici.

“Il ciclismo mi ha educato alla disciplina, alle regole, alla vita. Non c’è mai stato un solo giorno in cui abbia detto che ‘non ho voglia di lavorare’. Così come non c’è mai stato un solo giorno in cui non abbia ringraziato tutto quel pedalare e girare, quel conoscere e vedere”. Istanti, incontri, anche incantesimi. “Passaggio a livello. Jacques Anquetil perde una borraccia. Io, che ne ho due, gliene do una. Lui la prende e beve, a gocce, come un uccellino. E fino alla fine di quel Giro d’Italia, ogni volta che mi vede, mi dice grazie. Lui, Anquetil, il più elegante, il più signore, il più grande di tutti”.

Marco Pastonesi

 

 


Daniele Colli, album di figurine

Il diario del Giro d’Italia: Daniele Colli (seconda tappa)

di Marco Pastonesi

Cento anni fa i bersaglieri-ciclisti. Oggi i corridori-postini. Che per “Libri in Giro” e la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza scrivono una pagina del diario della corsa

Genova, domenica 10 maggio 2015

Daniele Colli (Nippo-Vini Fantini)

Quando in pullman siamo entrati in Albenga, per prepararci alla partenza, ho avuto, all’improvviso, un flash-back: io, soldato, al Centro addestramento reclute, nel 2002. Per il servizio militare. Le strade del ciclismo vanno e vengono, vanno e tornano, vanno e danno, vanno e cercano, vanno e trovano, vanno e ritrovano. Al Car di Albenga rimasi un mese, poi il trasferimento a Roma, nella Compagnia atleti. Oggi, ad Albenga, ci siamo rimasti un paio d’ore: la riunione tecnica, la firma del foglio di partenza, il pronti-via. Via alla prima vera tappa del mio secondo Giro d’Italia.

Tanta gente e tanto caldo, una giornata d’estate, perfino la gente – e confesso che ho ceduto all’invidia – che stava sulla spiaggia a fare il bagno. Poi la corsa. A 50 chilometri dal traguardo, la Tinkoff-Saxo di Alberto Contador ha preso in mano la gara, e allora si è capito che sarebbe finita con una volata. Finale difficile, circuito cittadino, ultimi seicento metri in salita. Sono arrivato nono. E sono contento.

Mi ricordo che, da piccolo, andavo con mio papà a vedere il Giro d’Italia. Le tappe in salita, cercando di riconoscere Indurain e Chiappucci, e la tappa di Milano, quella finale, che finiva sempre in volata. “Un giorno – gli dicevo – voglio essere come loro”. Avevo una mountain bike. Arrivavamo sempre con un grande anticipo, si stava ore sulla strada, prima c’era la carovana, poi arrivavano i corridori, ma quelli passavano in un attimo. Eppure l’attesa non mi pesava. Anzi, aveva il suo bello.

Adesso, da corridore, mi sembra che non ci sia mai tempo. Tra il prepararsi, il trasferirsi, il correre, poi il tornare in albergo, la merenda, il massaggio, la cena, e non vedi l’ora di andare a dormire. In valigia ho messo solo le casse dello stereo per sentire bene la musica: mi rilassa. Invece niente libri: quelli m’impegnano. L’unico impegno dev’essere il Giro: aiutare i compagni quando ne hanno bisogno, non tradire la loro fiducia quando sono loro ad aiutare me. Giorno dopo giorno, tappa dopo tappa. E va a finire che molte tappe sembrino uguali, un copia-e-incolla. Tranne il giorno di riposo, in cui il tempo vola.

Ma questa era la vita che volevo fare da piccolo quando andavo a vedere il Giro. E me la godo.

2° tappa, Albenga-Genova, 177 chilometri

Arrivo: 1) Elia Viviani (Sky) in 4.13’18”, 2) Moreno Hofland (Lotto-Jumbo), 3) André Greipel (Lotto-Soudal).

Classifica: 1) Michael Matthews (Orica GreenEdge), 2) Simon Gerrans (Orica GreenEdge), 3) Simon Clarke (Orica GreenEdge).

 


Giulio Ciccone, album di figurine

Libri nel Giro 2016. Corridore postino

Dorsale 26

Di Marco Pastonesi

“Il geco di Abruzzo” ha 21 anni, è piuttosto alto (1,76) e piuttosto smilzo (58), mostra occhi svegli e naso aerodinamico, indossa il dorsale 26 e la maglia verde Bardiani-Csf, e scatta quando la strada tira. Per questo lo chiamano “il geco di Abruzzo”: ama le salite ed è uno scalatore. Ed è per questo che soltanto adesso, per “il geco di Abruzzo”, comincia il bello.

Giulio Ciccone – è lui “il geco di Abruzzo” – è nato in cima a una salita della contrada Mulino, del paese Brecciarola, del comune di Chieti. E non può essere un caso. E non può essere un caso neppure che sulla prima bicicletta, una 24, rossa, non arrivasse alla sella e che sulla prima da corsa, una 28, non arrivasse ai pedali: erano salite anche quelle. Prima idea a sette anni, prima corsa a otto, a Manoppello, “ed è un miracolo se non ci ho lasciato la pelle, perché c’era stata una caduta e io, per evitarla, mi sono infilato tra il muro e un palo”. Da qui le prime raccomandazioni, quella della mamma, “va’ piano”, e quella del papà, “va bene”, che significava tutto ma anche niente, comunque il diritto di provarci, almeno a divertirsi.

Giulio ci ha provato e, se è qua al Giro, è anche perché si sta divertendo: “Per il ciclismo ho accantonato il gioco del calcio, i brividi del gokart e il diploma di geometra, anche perché da piccolo avrei voluto diventare un corridore e da grande vorrei rimanere in questo mondo. Per il ciclismo ho girato l’Italia, due volte vincitore dei gran premi della montagna al Valle d’Aosta, e un po’ anche l’Europa, secondo a un Tour de l’Avenir. Per il ciclismo smonto e rimonto la bicicletta, prima per il gusto di scoprirla, poi di conoscerla, studiarla e capirla”. E alla bici si dedica: “E’ tutto, è tutto quello che fai e dai, certe volte me la porto in camera per dormirci insieme, certe volte le parlo, come se potesse sentirmi e rispondermi, certe volte addirittura la prego e la ringrazio”. Lui che si ispirava a Marco Pantani: “Le salite, gli attacchi, la solitudine”. Lui che in cima alle salite rischia di sfiorare la felicità: “E se non è felicità, almeno è soddisfazione”.

E allora, la salita più lunga? “La Maddalena, fatta in corsa, e lo Stelvio, in allenamento”. La più dura? “Il muro di Guardiagrele, nelle Marche, alla Tirreno-Adriatico, breve ma con una rampa che, a occhio, anzi, a pedale, sarà del 25 per cento”. La più… dolomitica? “Sella e Pordoi, finora mai pedalate, ma aspetto questo Giro”. La più famigliare? “Il Blockhaus”. Ma la salita, perché? “Per conoscersi, approfondirsi, controllarsi”. Se no, che “geco di Abruzzo” sarebbe?

 


Luca Chirichi, album di figurine

Il diario del Giro d’Italia: Luca Chirico (terza tappa)

di Marco Pastonesi

Cento anni fa i bersaglieri-ciclisti. Oggi i corridori-postini. Che per “Libri in Giro” e la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza scrivono una pagina del diario della corsa

Sestri Levante (Genova), lunedì 11 maggio 2015

Luca Chirico

Primo Giro, questo, e prima fuga, oggi. Tappa dura, altimetria mossa, andatura sostenuta, fatica assicurata: tutto quello che piace a me. Pronti, via, fuga: sei o sette, e ci sono dentro anch’io. Poi alla radio mi comunicano che sta rientrando un mio compagno, Edoardo Zardini, lo aspetto, ma non è solo, con lui ci sono anche – per dirne due – Gilbert e Boonen, che sono stati campioni del mondo. Mi metto a disposizione di Zardini: siccome punta ai gran premi della montagna, io tiro per venti chilometri, in salita, finché lui mi confida che non sta bene e finché non mi dice “basta”. Allora stacco, mi risparmio, e al traguardo arrivo a 14 minuti dal vincitore, però in buona compagnia: c’è Chavanel, c’è Petacchi, c’è Viviani, che ha vinto il giorno prima, c’è anche Lobato, che è uno spagnolo emergente.

Faccio parte di una squadra di attaccanti: se fossimo calciatori, sarebbe la squadra di Zeman. La prima vittoria è proprio quella di centrare la fuga buona. Spesso rimane l’unica vittoria della giornata. Ma le soddisfazioni ci sono comunque: la gente che urla, che incoraggia, che applaude. Tutte scene che prima vedevo alla tv, e adesso dal vivo sulle strade, e poi la sera in tv, con la differenza che nelle immagini ci sono anch’io. E l’effetto è particolare. E la sera, da casa, al telefono, mi hanno festeggiato come se avessi vinto.

Avevo otto anni quando, alla tv, guardavo Pantani vincere due tappe al Tour. Senza Pantani, il ciclismo non mi sembrò più così entusiasmante. Avevo dodici anni quando, sempre alla tv, guardavo Cunego conquistare il Giro d’Italia. E fu in quei giorni che decisi di salire in sella. La prima bici era stata fatta da un artigiano varesino, era marchiata Cycling One, e adesso l’ha ereditata Ilaria, la mia ragazza. La prima corsa l’ho disputata il primo anno da allievo, a quattordici anni, in Svizzera, correvo per il Velo Club Lugano. La prima vittoria, il secondo anno da allievo, a quindici anni, a Vertemate con Minoprio. Arrivai da solo: l’unica maniera per essere certo di poter vincere.

Sarà che mi sono diplomato perito aeronautico, ma io, sulla bici, sogno sempre di volare.

Arrivo: 1) Michael Matthews (Orica-GreenEdge) in 3.33’53”, 2) Fabio Felline (Trek), 3) Philippe Gilbert (Bmc).

Classifica: 1) Michael Matthews (Orica-GreenEdge), 2) Simon Clarke (Orica-GreenEdge) a 6”, 3) Simon Gerrans (Orica-GreenEdge) a 10”.

 


Damiano Caruso, album di figurine

Il diario del Giro d’Italia: Damiano Caruso (quindicesima tappa)

di Marco Pastonesi

Domenica 24 maggio 2015

Cento anni fa i bersaglieri-ciclisti. Oggi i corridori-postini. Che per “Libri in Giro” e la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza scrivono una pagina del diario della corsa

Damiano Caruso (Bmc)

Decimo all’arrivo, settimo in classifica. In una tappa di montagna con arrivo in salita. Eppure è stato, finora, l’unico giorno in cui pensavo di poter fare meglio.

Mi chiamo Damiano come Cunego e Caruso come Giampaolo, sono Damiano Caruso da Ragusa, ho ventisette anni e questo è il settimo da professionista. Dicono che sia un corridore completo. C’è una battuta, nel ciclismo: quando uno dice di essere completo, poi aggiunge, con autoironia, perché vado piano dappertutto. La verità è che vado bene in salita, ma non sono uno scalatore; mi difendo a cronometro, ma non sono un cronoman; sono anche “velocino” in volata, ma non sono uno sprinter; il mio forte sarebbero le corse a tappe, ma m’illudo di potermela giocare anche in quelle di un giorno. Così sono venuto al Giro d’Italia anche per scoprire meglio che tipo di corridore sono, e se ho spostato un po’ più in là i miei limiti.

Se c’è stato un giorno sì, quello della vittoria di Gilbert a Vicenza: non facevo fatica. Se c’è stato un giorno così così, forse i primi, in Liguria. Se c’è stato un giorno no, oggi, ma se fosse questo l’unico giorno no di questo Giro, allora mi andrebbe alla grande. Se mi aspettassi di più, dico di no, perché pensavo di venire al Giro per lottare per un posto tra i primi dieci della classifica, e invece adesso sto lottando per un posto tra i primi cinque. Se c’è una cosa che temo, gli imprevisti, e qui ci può essere un imprevisto dietro ogni curva. Se c’è una cosa che mi dà fiducia, allora ce n’è più di una: io, la squadra, i miei compagni.

Con i compagni è sempre un dare e ricevere. Rick Zabel, per esempio: 21 anni, tedesco, figlio di Erik che nel ciclismo ha vinto tantissimo, un giovane corridore di grandi qualità e prospettive. Oggi, stavano cadendo due gocce d’acqua ed eccolo lì, pronto, a porgermi la mantellina, senza che neanche gliel’avessi chiesta. Rick ha la giusta umiltà per imparare i comandamenti di questo mestiere.

Domani la seconda giornata di riposo. Dormire, riposare, staccare. Poi altre sei tappe, di cui tre durissime. Se mantenere il segreto, io punto a quella di Verbania, che è un po’ più facile e che, forse, almeno per me, sia più felice.

Marostica (Vicenza)-Madonna di Campiglio (Trento) di 165 km

Arrivo: 1) Mikel Landa (Astana) in 4.22’35”, 2) Yury Trofimov (Katusha) a 2”, 3) Alberto Contador (Tinkoff-Saxo) a 5”.

Classifica: 1) Alberto Contador (Tinkoff-Saxo), 2) Fabio Aru (Astana) a 2’35”, 3) Andrey Amador (Movistar) a 4’19”.

 


Matteo Busato, album di figurine

Il diario del Giro d’Italia: Matteo Busato (ventesima tappa)

di Marco Pastonesi

Sestriere (Torino), sabato 30 maggio 2015

Cento anni fa i bersaglieri-ciclisti. Oggi i corridori-postini. Che per “Libri in Giro” e la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza scrivono una pagina del diario della corsa

Saint-Vincent (Aosta)-Sestriere (Torino) di 199 chilometri

Matteo Busato (Southeast)

Era il tappone del Colle delle Finestre. Solo a pronunciarlo, mette paura. Figurarsi a pedalarlo. Però era anche l’ultimo giorno buono per andare in fuga. Ed era anche il modo migliore per esorcizzare e sconfiggere il timore di quella salita metà asfaltata e metà sterrata. E così sono andato in fuga.

Ero già stato in una fuga buona, quella di Forlì, arrivata al traguardo. Ero stato anche in altre fughe, meno buone perché hanno fatto meno chilometri. Anche questa era a rischio. Speravo che il gruppo le lasciasse prendere più tempo, invece siamo sempre rimasti a tiro. E quando il vantaggio era di un solo minuto, ho preferito proseguire con il mio passo.

Mai fatto prima, il Colle delle Finestre. La prima parte, quella sull’asfalto e nel bosco, è umana. La seconda parte è più dura, la fatica si accumula, le ruote non scorrono. Venivo su con il 39×29. Ma ai meno 3 dalla vetta c’era una marea di gente. E sono riuscito a godermi lo spettacolo. Tutti che urlavano, che incitavano, che partecipavano. Bellissimo.

Però, a pensarci, il Mortirolo è stato più duro. Anche quella era la mia prima volta, in più non stavo bene, avevo già tre salite – Campo Carlo Magno, Tonale e Aprica – nelle gambe, e non c’era neanche tutta quella marea di gente a incitarci.

Sono contento, anzi, felice. Questo mio primo Giro lo finisco migliorando. Da domani sera, quindici giorni tranquillo, poi tornerò ad allenarmi, dormendo in un rifugio al Passo Fedaia, sotto la Marmolada, a 2057 metri di altitudine, a mie spese. Per fare i corridori, adesso, bisogna essere un po’ anche alpinisti.

Arrivo: 1) Fabio Aru (Astana) in 5.12’25” alla media di 38,218 km/h, 2) Ryder Hesjedal (Cannondale-Garmini) a 18”, 3) Rigoberto Uran (Etixx-Quick Step) a 24”.

Classifica: 1) Alberto Contador (Tinkoff-Saxo), 2) Fabio Aru (Astana) a 2’02”, 3) Mikel Landa (Astana) a 3’14”.

 

 


Manuel Bongiorno, album di figurine

Il diario del Giro d’Italia: Manuel Bongiorno (diciottesima tappa)

di Marco Pastonesi

Verbania, giovedì 28 maggio 2015

Cento anni fa i bersaglieri-ciclisti. Oggi i corridori-postini. Che per “Libri in Giro” e la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza scrivono una pagina del diario della corsa

Manuel Bongiorno (Bardiani-Csf)

Signore e signori, Bongiorno. Io, Bongiorno. Francesco (il nome della tradizione: quello del nonno paterno) Manuel (il nome dell’amore: quello voluto dai genitori e con cui tutti mi chiamano) Bongiorno. Oggi: secondo. E quando il primo è il divino Philippe Gilbert, allora il secondo diventa il primo umano. E non si può fingere di essere scontenti o delusi.

Tanto lo sapevo: era una tappa da fuga. Tanto lo volevo: dai e dai, l’ho finalmente centrata. Tanto lo studiava: il Monte Ologno, era lì che dovevo avvantaggiarmi. Tanto lo ottenevo: via in quattro. Tanto ci provavo: allungavo, ma Moinard veniva sempre a stopparmi. Forse avrei potuto tentare sul gran premio della montagna, ma mi sembrava ancora troppo lontano dal traguardo, e c’era ancora un po’ di salita da fare. E tanto, soprattutto, lo temeva: Gilbert. Come è rientrato, così è partito. Come un missile. Abbiamo perso l’attimo. Poi un altro. Poi un altro ancora. E gli attimi sono diventati secondi, e alla fine un minuto. Ma tanto reagivo: solo che Moinard, compagno di Gilbert, frenava, De La Cruz, che voleva vincere, non mi concedeva spazio, Chavanel, a 60 all’ora, ha fatto qualche trenata, però Gilbert ha l’iride sulle maniche, e invece noi le maniche, al massimo, ce le possiamo rimboccare. E tanto m’inventavo: sapendo di essere battuto in volata, mi sono sfilato, Siutsou ha chiuso il buco, siamo rientrati, in quel momento gli altri si sono aperti e io ho tirato diritto. Mancavano due chilometri e mezzo all’arrivo.

Terzo sullo Zoncolan nel Giro 2014 (con spinta – a terra – di uno spettatore poi pentito e disperato), fuggito e poi ripreso quando mancavano quattro chilometri nella tappa di Campitello Matese al Giro 2015, confesso di essere stanco. Così stanco che alla fine delle tappe non riesco neanche ad andare in albergo. Ma non mi arrendo: mancano tre tappe. Nelle due di montagna ritenterò. Chi si rassegna è perduto, anzi, è l’unico che perde.

Si dice che il buongiorno si vede al mattino. Io preferirei vedere il Bongiorno la sera, sul foglio dell’ordine d’arrivo, primo.

Melide (Svizzera)-Verbania di 170 chilometri

Arrivo: 1) Philippe Gilbert (Bmc) in 4.04’14” alla media di 41,763 km/h, 2) Manuel Bongiorno (Bardiani-Csf) a 47”, 3) Sylvain Chavanel (Iam) a 1’01”.

Classifica: 1) Alberto Contador (Tinkoff-Saxo), 2) Mikel Landa (Astana) a 5’15”, 3) Fabio Aru (Astana) a 6’05”.

 


Giovanni Bernardelle, album di figurine

Libri nel Giro 2016. Corridori postini

Anno 1937

Di Marco Pastonesi

Quella St.Vincent-Courmayeur, Giro d’Italia 1959, con il freddo, la neve, il Gran San Bernardo: “Presi una tale cotta che non riuscivo più ad andare avanti, neanche a spinta”. Quella Fiuggi-Montevergine di Mercogliano, Giro d’Italia 1962, con il suo capitano, Vincenzo Meco in maglia rosa, che non voleva ripartire: “Pensavamo a tutta la fatica fatta e a tutta quella che avremmo dovuto fare per non arrivare fuori tempo massimo”. Quella prima tappa del Giro della Sicilia 1959, con la sua prima e unica vittoria: “Per arrivare prima degli altri, dovevo staccarli tutti, e non era facile”.

Giovanni Bernardelle, classe 1937, vicentino, gregario, racconta. Di quando era bambino: “Pane e ciclismo, tutti appassionati in famiglia, nonni, papà, zio. La prima bici una Legnano color verde oliva, regalo di papà, comprata dallo zio rappresentante della Legnano, che non ci fece sconti, 43 mila lire, una cifra enorme, pagata a rate”. Di quando era ragazzo: “La prima corsa a Vicenza, da esordiente, un centinaio alla partenza, io quarto all’arrivo. La prima vittoria a Vicenza, da allievo, il traguardo dietro il Monte Berico, staccai tutti, arrivai da solo”. Di quando era corridore: “L’ultimo anno da dilettante ne vinsi 15, eppure feci fatica a passare professionista, prendevo 50 mila lire al mese ma per 10 mesi, come se gli altri due si vivesse di aria”.

Un anno alla Torpado, più due all’Atala e altri due alla San Pellegrino, dove aveva Gino Bartali come direttore sportivo. “Era una squadra che partiva senza capitani e gregari, le gerarchie si stabilivano strada facendo”. “Bartali preparava, organizzava, controllava, pretendeva, poi ci aspettava in albergo e tuonava: ‘Tutto sbagliato, tutto da rifare’, e ‘Dovete dare e fare di più’. Dopo la cena ci bastonava, finché cominciava a raccontare di quando spiava Coppi, di quando la bici di acciaio pesava 13-14 chili e di quando limava gli ingranaggi per risparmiare qualche grammo”. “Quella volta che in un albergo di Roma, vicino alla Stazione Termini, ci presentammo in tuta e ciabatte, il direttore di sala s’infuriò e ci mandò via, ‘Tornate in giacca e cravatta’, Bartali venne a cercarci perché nessuno era sceso, la verità è che nessuno di noi aveva la giacca e la cravatta, allora Bartali s’infuriò con il direttore di sala e ci autorizzò a presentarci in tuta e ciabatte”. “Quella volta che, alla vigilia di una corsa a Pistoia, dopo il massaggio e il riposino, andammo tutti al cinema, e quando si riaccese la luce, nella nebbia perché allora al cinema si poteva fumare, c’era Bartali, furente e furioso, che ci urlò ‘Lazzaroni, fuori di qua’”.

Vecchio Bernardelle: “Smesso di correre, con i risparmi comprai casa”. Poi ha sempre diretto il traffico: “Per 28 anni ho fatto il vigile e per 36 il direttore sportivo”. Tutto sbagliato, tutto da rifare? “Bartali non esagerava”.

 


Giacomo Berlato n. 2, album di figurine

Libri nel Giro 2016. Corridore postino

 

Dorsale 132

Di Marco Pastonesi

 

Ama sentire il vento, ha un bisogno - quasi fisico e certamente morale - di prendere l’aria, predilige le compagnie ristrette, anche se poi sostiene che è sempre meglio essere soli che male accompagnati, soprattutto se chi lo accompagna gli sta sempre dietro e intanto gli succhia la ruota come se fosse un lecca-lecca, preferisce correre in testa che nella pancia (del gruppo, s’intende), gli piace sognare e anche illudersi, chissà quanti film ha già girato con un finale a lieto fine che, finora, non si è mai avverato.

Giacomo Berlato è l’uomo delle fughe. Anni 24, gli ultimi due da professionista, dorsale 132, vittorie in carriera 0, fughe neanche a contarne, a ricordarne, a raccontarne, l’ultima ieri, la prima fuga del Giro d’Italia 2016, cominciata in tre (tre uomini a zonzo: lui, l’olandese Tjallingii e lo spagnolo Fraile, quasi dalla partenza) e finita da solo (lui, a 9,8 km dall’arrivo), tanto da meritarsi il titolo di corridore più combattivo della giornata. Vicentino di Malo (“Libera nos a Malo”, Luigi Meneghello), ciclismo di famiglia (Pietro, fratello, corridore fino agli juniores, ed Elena, sorella, professionista), una vita a due ruota. La prima bici addirittura a due anni, Giacomo che va in giro senza rotelle, a due ruote, anche a una sola, impennando. Prima corsa a Nove e prima vittoria. Per la bici e il ciclismo abbandona gli studi da perito elettricista: come se di elettricità gli bastasse quella naturale delle proprie gambe.

Se le tappe si concludessero – a sorpresa - a 10 km dall’arrivo, se si assegnassero – con un verdetto - ai punti e non per k.o., se il criterio del giudizio – a buon rendere – fosse quello del merito e soprattutto del coraggio, Berlato sarebbe vittorioso e vincente. Perché lui va in fuga nelle corse di un giorno e in quelle di tre settimane, nelle tappe piatte e in quelle mosse, nei giorni chilometrici e in quelli altimetrici, quando è bello e quando fa brutto. Capiterà pure il giorno in cui un passaggio a livello si chiuderà poco prima del sopraggiungere del gruppo, una grandinata ostacolerà e frenerà l’inseguimento a effetto aspirapolvere, le squadre dei velocisti non trovino l’accordo o inciampino nell’ora legale o siano confuse dal black-out delle radioline. E quel giorno Berlato, com’è giusto, finalmente – fuga per la vittoria - arriverà all’arrivo.

 


Giacomo Berlato, album di figurine

Il diario del Giro d’Italia: Giacomo Berlato (ottava tappa)

di Marco Pastonesi

Cento anni fa i bersaglieri-ciclisti. Oggi i corridori-postini. Che per “Libri in Giro” e la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza scrivono una pagina del diario della corsa

Campitello Matese (Campobasso), domenica 17 maggio 2015

Giacomo Berlato (Nippo-Vini Fantini)

Pronti-via, sparpaglio. Tutti che cercano di andare in fuga. Anch’io. Finché quando nasce la fuga buona, ho le gambe dure e pesanti, e poi nessuno mi ha detto che quella è la fuga buona, altrimenti avrei cercato di entrarci anche con le gambe in croce. E così, da quel momento in poi, mi dedico al mio capitano, Damiano Cunego, e ad accompagnarlo incolume ai piedi dell’ultima salita. A quel punto tiro il fiato e risparmio le forze. Domenica 31 maggio voglio arrivare a Milano, in bici, e mancano ancora due settimane.

Mi presento: Giacomo Berlato, da Malo, provincia di Vicenza, e il mio soprannome è “Boldi”, come Massimo Boldi, l’attore, un soprannome che porto con orgoglio. Mio papà è Pietro, metalmeccanico ora pensionato, appassionato di ciclismo, solo che lui andava in giro e non al Giro. Mia mamma è Giovanna, casalinga e – appunto – mamma, sempre presente alle corse, ma a piedi. Mio fratello è Pietro, corridore fino alla categoria juniores. Mia sorella è Elena, professionista nell’Alé-Cipollini. E io.

La prima bici a due anni, nel quartiere dicono che sono un fenomeno, perché non solo vado senza rotelle, ma anche a una ruota sola, impennando. “Quello è spericolato”, sostengono, e questo non facilita la mia libertà a due ruote. Prima corsa a Nove, provincia di Vicenza, e prima vittoria, così nel quartiere dicono che sono proprio un fenomeno. Studi così così, elettricista, ma abbandono. Invece proseguo con la bici. E’ la mia passione, è diventata il mio lavoro. Più felice di così. Infatti, ogni mattina, quando mi alzo, ringrazio Dio. Gli altri si svegliano e vanno a lavorare, io mi sveglio e vado a pedalare, che è molto meglio di lavorare.

Il primo Giro che mi ricordo è quello del 1998: tredicesima tappa, la Carpi-Schio, di 166 chilometri, primo Michele Bartoli, maglia rosa a Andrea Noè, e Marco Pantani che cade due volte in discesa. Avevo sei anni. Adesso che ne ho ventitré e partecipo per la prima volta al Giro, ogni tanto mi devo convincere che non sto sognando ma vedendo, respirando, abitando, insomma vivendo. E’ un’emozione, un’impressione, una sensazione.

Sono un attaccante: non ho paura a stare all’aria, prendere il vento, tirare tutto il giorno. La voglia di scappare è più forte della delusione di farsi raggiungere. Scappare è testa bassa e menare. Scalare è testa bassa e lottare. Vincere, credo, sarà testa bassa e godere, o forse testa alta e godere, comunque godere. Ci proverò finché non ci riuscirò. In questo Giro ci sono tre tappe intorno a casa mia: quella che arriva a Vicenza, quella che parte da Montecchio Maggiore e quella che parte da Marostica. Là ci saranno tutti i miei famigliari e tifosi.

Dimenticavo: sono alto un metro e settanta e peso cinquantanove chili. Quasi gemello del mio capitano Cunego. Se poi riuscissi a vincere, non dico tanto, ma metà, anche un terzo, ma che dico, un quarto di Cunego, sarei veramente quel fenomeno che a Malo insistono, per troppo amore, a considerarmi.

Fiuggi (Frosinone)-Campitello Matese (Campobasso) di 186 km

Arrivo: 1) Benat Intxausti (Movistar) in 4.51’34”, 2) Mikel Landa (Astana) a 20”, 3) Sebastien Reichenbach (Iam) a 31”.

Classifica: 1) Alberto Contador (Tinkoff-Saxo), 2) Fabio Aru (Astana) a 4”, 3) Richie Porte (Sky) a 22”.