LIBRI NEL GIRO 2018 - Interviste impossibili - Colnaghi e quel ramo del lago: "Io mancato canottiere, ora Sagan è il mio eroe"

Alessandro Manzoni intervista Andrea Colnaghi

Intervista 'letteraria' nell'ambito dell'iniziativa "Libri nel Giro" a uno dei protagonisti del Giro d'Italia under 23

ROMA - Giro d'Italia Under 23: 10 giorni (dal 7 al 15 giugno), 11 frazioni (un cronoprologo, otto tappe e due semitappe, di cui una ancora a cronometro), 1206,9 km da Forlì a Cà del Poggio (Treviso), 176 corridori di 30 squadre, il meglio del ciclismo giovanile internazionale. Stavolta "Libri nel Giro" (il progetto dell'associazione Ti con Zero, per la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza e le Biblioteche di Roma) propone una serie di interviste cicloletterarie.

Alessandro Manzoni intervista Andrea Colnaghi. Dorsale 82, vent'anni, lombardo di Mandello del Lario, del Team Pala Fenice di Palazzago (Bergamo).
"Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti" ("I promessi sposi").

"Sono nato a Lecco, abito a Mandello del Lario, ma prima in Brianza. Forse sarei dovuto diventare un canottiere, Mandello è la patria della leggendaria Canottieri Moto Guzzi. E invece ciclismo. La prima bici, una Colombo, rossa, quando avevo sei anni. La prima corsa a Lecco, da G1, categoria giovanissimi, a sette anni: primo mio fratello gemello Davide, secondo io. Ero già arrivato secondo alla nascita: primo Davide, secondo io, quasi in volata. La prima vittoria forse da junior, ma non mi ricordo esattamente dove".
"Senza esempi non si fa nulla" ("I promessi sposi").
"Il mio primo eroe è stato Marco Pantani, anche se non avevo neppure un anno quando lui vinse Giro e Tour. Il mio attuale eroe è Peter Sagan. Per me la bici è la possibilità di sfogarmi, per me il ciclismo è passione, fatica e poi divertimento, per me la squadra è una seconda famiglia, ma anche la mia famiglia è una squadra. Il papà, Fabio, informatico, ha corso fino tra i dilettanti. E oltre a Davide e a me, c'è anche Luca, più piccolo, che gareggia per la Sangemini. L'unica che non pedala è la mamma, Viviana. Ma lei pedala anche senza bicicletta, al lavoro e a casa".
"Ecco il pane della provvidenza!" ("I promessi sposi").
"Alla terza superiore ho smesso di studiare. La scuola non faceva per me. Da allora mi sono dedicato alla bici e ai cani. In famiglia ne abbiamo un allevamento: border collie, jack russell, pastori tedeschi, labrador, una trentina, e un lupo, femmina, Morgana, da tenere in casa, e anche un gatto, che va d'accordo con tutti. I cani insegnano l'affettuosità, la fedeltà, l'obbedienza. Tutte caratteristiche preziose anche per i corridori. Dai cani c'è molto da imparare".
"S'ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo" ("Il conte di Carmagnola").
"La partenza è libertà, l'arrivo è liberazione. Il rifornimento è conforto, la foratura è imprecazione. La salita è fatica, e dice sempre la verità, la volata è stress. Io sono velocino e tengo bene in salita. Invece la cronometro non è roba per me. E qui, il primo giorno, nel cronoprologo, sono arrivato ultimo: io ultimo e Davide quintultimo, cinque secondi meno di me. Vincere è tutto, ma qui nessuno perde, anche arrivare è già una mezza vittoria. Quest'anno avrò già collezionato una trentina di giorni di corse, vittorie zero, secondi e terzi posti zero, migliore piazzamento un sesto o un ottavo, non ricordo bene. Qui cerco di fare esperienza, e proverò a fare bene in qualche tappa. Il mio futuro voglio viverlo in bici, e per riuscirci ce la metterò tutta".
"Le vie di Dio son molte, più assai di quelle del mortal" ("Adelchi").
"Religioso? Poco. Appassionato? Molto".
"Volete aver molti in aiuto? Cercate di non averne bisogno" ("I promessi sposi").
"Leggo poco, però guardo tanto. Guardo intorno, guardo gli altri, guardo fuori, guardo anche dentro, e guardo la tv. Anche guardando s'impara".


LIBRI NEL GIRO 2018 - Interviste impossibili - Corradini e i comandamenti del ciclismo

di MARCO PASTONESI

Giro d'Italia Under 23: 10 giorni (dal 7 al 15 giugno), 11 frazioni (un cronoprologo, otto tappe e due semitappe, di cui una ancora a cronometro), 1210,5 km da Forlì a Ca' del Poggio (Treviso), 176 corridori di 30 squadre, il meglio del ciclismo giovanile internazionale. Stavolta "Libri nel Giro" (il progetto dell'associazione Ti con Zero, per la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza e le Biblioteche di Roma) propone una serie di interviste cicloletterarie.

Federico Fellini intervista Michele Corradini. Dorsale 185, ventidue anni, umbro di Perugia, del Team Mastromarco Sensi Nibali.

"Il bab del mi bab diceva così: per campè sein, bisogna pisè spes com i chein" ("Amarcord", 1973).
"Tutto cominciò con mio nonno: Ascanio Arcangeli. Nel 1931, a vent'anni, era già campione umbro. Partecipò al Giro d'Italia nel 1937 e 1938. E ricominciò a correre dopo la Seconda guerra mondiale, combattuta da bersagliere, e nonostante le ferite subite in battaglia. Il nonno Ascanio andava a correre in bicicletta: se vinceva, con i soldi del premio tornava a casa in treno; se non vinceva, tornava a casa in bici".
"Un babbo fa per cento figlioli e cento figlioli non fanno per un babbo" ("Amarcord", 1973).
"Papà Gabriele ha un distributore di benzina, mamma Teresa ha un negozio, vende e ripara le biciclette, da giovane anche lei correva, e una la vinse. Mia sorella maggiore Elena giocava a pallavolo, e la squadra - maschile - di Perugia quest'anno ha conquistato scudetto, Coppa Italia e Supercoppa. Così lo sport è di casa. La mia prima corsa da G6, a 12 anni: piazzato. La mia prima vittoria al secondo anno da esordiente, a 14 anni: a Tordandrea, una frazione di Assisi, in volata".
"Questo qui è un pezzo di catena dello spessore di mezzo centimetro, più forte dell'acciaio" ("La strada", 1954).
"Ho respirato l'aria dell'officina fin da piccolo. E so riparare la bici da solo. Ho tre bici, due, da corsa, sono della squadra, la terza, una mountain bike, è mia, e la uso per andare a spasso, per svago, d'inverno. La prima cosa che guardo in una bici è la forma del telaio. La parte più delicata è il cambio, perché è il punto in cui chi va in bici entra nella bici, in accordo, in armonia, in simbiosi, diventando - se possibile - un tutt'uno".
"Chi cerca Dio, lo trova dove vuole" ("La dolce vita", 1960).
"Il ciclismo mi ha dato i comandamenti. Il primo: la costanza. Il secondo: la disciplina. Il terzo: chi la dura, la vince. Finora 13 vittorie: due da esordiente secondo anno, una da allievo primo anno, quattro da allievo secondo anno, tre da junior, tre da under 23. La bici è libertà, il ciclismo è passione. Leggo poco, tra i giornali 'La Gazzetta dello Sport'. Guardo sport, film, serie tv. Per il ciclismo nel 2014 sono emigrato dall'Umbria alla Toscana, da Perugia a Mastromarco. La vita del corridore sembra vuota, invece è fatta di allenamenti e corse, ma anche di riposo e recupero".
"Ecco sì, nell'amore c'è questa tensione. Solo l'amore mi dà questa forza" ("La dolce vita", 1960).
"Convivo con Gemma. Lei non sapeva nulla di ciclismo, all'inizio mi chiedeva perché non andassi di qua o di là, perché non uscissi la sera. Adesso lo sa, si è appassionata, mi capisce, mi comprende. Il ciclismo è uno sport speciale, stancante, molto stancante. Ogni corsa ha una storia, ogni storia ha una sua trama, le sue avventure, e un finale da inventare".
"La felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno" ("8 e ½").
"La verità te la dice solo la salita. Quando sono a Mastromarco, la salita di riferimento è il San Baronto da Lamporecchio. Quando sono a Perugia, è il Piccione, la stessa che faceva mio nonno Ascanio, caricandosi di pesi per allenarsi di più".


LIBRI NEL GIRO 2018 - Interviste impossibili - La Terra Pirrè e il fascino dello scalatore: "Cerchiamo sempre di superare noi stessi"

L'intervista impossibile di Luigi Pirandello al ventenne siciliano di Vittoria

di MARCO PASTONESI

Giro d'Italia Under 23: 10 giorni (dal 7 al 15 giugno), 11 frazioni (un cronoprologo, otto tappe e due semitappe, di cui una ancora a cronometro), 1210,5 km da Forlì a Ca' del Poggio (Treviso), 176 corridori di 30 squadre, il meglio del ciclismo giovanile internazionale. Stavolta "Libri nel Giro" (il progetto dell'associazione Ti con Zero, per la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza e le Biblioteche di Roma) propone una serie di interviste cicloletterarie.

Luigi Pirandello intervista Giuseppe La Terra Pirrè. Dorsale 186, vent'anni, siciliano di Vittoria, del Team Mastromarco Sensi Nibali.
"Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo" ("Il fu Mattia Pascal", 1904).

"Mi chiamo Giuseppe La Terra Pirrè. Due cognomi perché erano due famiglie, e quando si sono unite, nessuno ha voluto rinunciare. Però in paese esistono anche i La Terra e i Pirrè separati".
"Io sono nato in Sicilia e lì l'uomo nasce isola nell'isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall'aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso" (dal discorso pronunciato da Luigi Pirandello in morte di Giovanni Verga, 1922).
"Io sono nato a Vittoria, e Vittoria, per chi fa sport, è un nome molto pesante. Nel ciclismo presuppone grandi volate, grandi scalate, grandi fughe, grandi scatti. Io sono sempre stato piccolino, adesso sono alto un metro e settanta, peso cinquanta chili, e mi considerano uno scalatore puro. Vittorie? Qualcuna".
"La vita è il vento, la vita è il mare, la vita è il fuoco; non la terra che si incrosta e assume forma" ("Novelle per un anno", 1922).
"Il mio babbo, Salvatore, ha un'azienda agricola, 33mila metri quadrati, produce pomodori, qualità ciliegino, che sono buoni, ma i nostri ancora meglio, perché più freschi e più genuini. Per smettere di fumare, cominciò ad andare in bicicletta, e ci riuscì, e gli venne anche la passione, che trasmise a me e a Samuele, allievo al secondo anno. Mamma Daniela era operatrice socio-assistenziale in una casa-famiglia, adesso è casalinga".
"Ciò che noi conosciamo di noi stessi, non è che una parte, forse una piccolissima parte di quello che noi siamo" ("Umorismo", 1908).
"La prima bici, una Vicini. Non si riusciva a trovare una bici adatta a me, perché ero piccolino, ma avevo talmente tanta voglia di correre che alla fine la trovai. La prima corsa proprio a Vittoria, ero emozionatissimo, la conclusi in gruppo, ero strafelice. La mia società era la Multicar Amarò, maglia azzurra e bianca. E la prima vittoria non si può dimenticare, dopo tanta sofferenza perché ero il più minuto, il meno sviluppato: in notturna, a Solarino, la Coppa Santa Venera, arrivai da solo, io piangevo dalla gioia, gli altri pure".
"Naturalmente anche tu andrai via dalla Sicilia, ma non dimenticare il profumo" ("Bellavita", 1914).
"Poi, per poter correre, andai via dalla Sicilia. Ero junior, prima con una società di Caneva, in Friuli, poi con una toscana. E adesso ancora in Toscana, a Mastromarco, dove c'erano stati altri siciliani, da Damiano Caruso a Vincenzo Nibali, da Danilo Napolitano a Cristian Benenati, qui al Giro Under 23 c'è anche Francesco Romano. E' il nostro destino. A Mastromarco vivo in una casetta con altri corridori, camere a tre letti, ma siccome gli altri due tornano spesso a casa, Covili a Pavullo, Antonelli a San Marino, per la maggior parte del tempo dormo da solo".
"E tante e tante cose, in certi momenti eccezionali, noi sorprendiamo in noi stessi, percezioni, ragionamenti, stati di coscienza che son veramente oltre i limiti relativi della nostra esistenza normale e cosciente" ("Umorismo", 1908).
"La bicicletta è tutto. E' vita, è scuola, è famiglia. E' sacrifici e rinunce, anche piacere e divertimento. E' viaggiare, fuori e dentro di sé. E' regole. La bici mi forma come uomo, nel fisico e nella disciplina. E se non riuscirò a diventare un corridore professionista, però dalla bici avrò avuto comunque grandi insegnamenti".
"La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, è soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate" ("Uno, nessuno e centomila", 1926).
"Il ciclismo, per me, sono le salite. Le salite sono un miscuglio di persone e posti. Gli scalatori sono particolari: hanno una voglia superiore, danno più del normale, cercano sempre di superare se stessi. Marco Pantani diceva che andava forte in salita per abbreviare l'agonia. Non so se è proprio così. Si patisce uguale".
"Don Lollò, la giara s'è rotta" ("La giara", 1928).
"I siciliani sono generosi, orgogliosi, speciali. Gente, se così si può dire, affamata. Non è che si sentano esclusi, però meno considerati. Per questo hanno voglia di emergere e farsi valere. Non ci fa paura nessuno e niente. Nel ciclismo metto il massimo impegno, tutte le mie forze".


LIBRI NEL GIRO 2018 - Interviste impossibili - Dainese si presenta: è nata una stella

L'intervista impossibile di Margherita Hack al 21enne veneto

di MARCO PASTONESI

Giro d'Italia Under 23: 10 giorni (dal 7 al 15 giugno), 11 frazioni (un cronoprologo, otto tappe e due semitappe, di cui una ancora a cronometro), 1210,5 km da Forlì a Ca' del Poggio (Treviso), 176 corridori di 30 squadre, il meglio del ciclismo giovanile internazionale. Stavolta "Libri nel Giro" (il progetto dell'associazione Ti con Zero, per la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza e le Biblioteche di Roma) propone una serie di interviste cicloletterarie.

Margherita Hack intervista Alberto Dainese. Dorsale 42, ventuno anni, veneto di Abano Terme, della Zalf Euromobil Desiree Fior.

"Una bicicletta tutta mia, pesante, senza marce, ma subito ridipinta tutta d'argento per farla sembrare da corsa" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"La mia prima bici da corsa è stata una Fondriest. Avevo 14 anni, categoria allievi primo anno, correvo per la Padovani, maglia bianca e verde. La prima corsa non me la ricordo. La prima vittoria neanche. Ma l'ultima sì, forse perché è stata la più bella: lo scorso aprile, nel Città di San Vendemiano. E un'altra bella vittoria da junior, al Giro di Basilicata, in maglia azzurra".
"Si va abbastanza forte per assaporare l'ebbrezza della velocità e coprire distanze più lunghe di quelle che si fanno a piedi. E si va abbastanza piano per poter gustare il paesaggio e immergersi nella natura e nei suoi odori, cose impossibili in automobile" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"La bici è fatica, il ciclismo è lo sport più duro e anche quello che mi affascina di più, è quello che ha la maggiore durata e, a tratti, la più alta intensità. Bici e ciclismo sono per il 50 per cento passione e per l'altro 50 lavoro".
"La domanda di rito, che rivolgevo a ogni nuova persona che incontravo, sia che fosse un ragazzino come me o un amico dei miei era: sei per Binda o per Guerra? Io ero per Binda" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"Io sono per Valentino Rossi, anche se va in moto e non in bici. In moto vado anch'io, anzi, andavo, noi rischiamo in bici, non possiamo rischiare di farci male anche in moto. E poi tengo alla Juve nel calcio, tengo a Lebron James e Mike Westbrook nel basket...".
"Forse è vero che quando si è giovani non si pensa ai possibili pericoli, si gusta solo l'ebbrezza della velocità, del vento in faccia che porta il profumo delle piante" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"La volata è adrenalina, la salita è tenacia, resistenza, stimolo a tenere duro, la discesa è brivido, la pianura è velocità. Sono un velocista puro. Ma cerco, voglio, imparo a difendermi anche su strade meno piatte e diritte. L'altro giorno, nella tappa di Sestola, con l'arrivo in salita, sono arrivato tredicesimo, poco lontano dai primi, ed ero quasi contento come se avessi vinto".
"Sul piazzale, cercando di girare, finii sul ghiaino e poi per terra; ero terrorizzata all'idea di aver rotto la bici, ma per fortuna si era solo storto un po' il manubrio".
"Nella tappa di Pergine mi sono steso dopo una decina di chilometri. Ginocchio, gomito... Peccato, era una tappa adatta a me. E la bicicletta, io saprei anche aggiustarmela da solo".
"Le tappe del Giro d'Italia erano spaventosamente lunghe, duecento e più chilometri, su strade sterrate e polverose, dove frequenti erano le forature" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"Nella tappa di Dimaro, mai avrei pensato di farmi staccare in discesa. E' successo quando sono andato dietro, dall'ammiraglia, per restituire la mantellina: il gruppo ha allungato, si è creato un buco, sono rimasto indietro. Abbiamo lottato per chilometri, siamo riusciti ad arrivare fino a una cinquantina di metri, ma poi siamo stati ricacciati. Qui bisogna fare attenzione a tutti i movimenti, anche quelli che sembrano più innocui".
"Quell'estate del 1938, cominciai a fare lunghe gite in bicicletta, qualche volta alle Cascine con compagni e compagne, ma più spesso da sola" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"Ci si può sentire solo quando ci si allena, ci si può sentire soli anche in gruppo quando si fa tanta fatica e ti chiedi chi te lo abbia fatto fare. In corsa si parla, si pensa, si spera, e quando ci si concentra, non resta più altro che strada, gara, lotta, sfida. L'importante non è partecipare, ma vincere".
"Devo concludere che non avrò una quarta giovinezza e dovrò decidermi ad attaccare la bicicletta al chiodo" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"Mio padre è ingegnere civile, mia madre insegnante di lettere in un liceo, io mi sono diplomato in un istituto tecnico. Il ciclismo, da professionista, è quello che voglio fare. Ma se dovesse andarmi male, allora mi iscriverei all'università: Ingegneria, però meccanica".
"Andavo via verso le nove con un panino e un pezzettino di parmigiano" ("La mia vita in bicicletta", Ediciclo, 2011).
"Doping? Sono pulito. La maggior parte dei corridori è pulita. Qualcuno bara, come dovunque. Per me è una questione di onestà, rispetto, regola. I sacrifici pagano, nel ciclismo come nella vita. Il ciclismo mi rende una persona migliore".


LIBRI NEL GIRO 2018 - Bellia e la salita: "E' lì che capisci se puoi stare con i migliori"

L'intervista impossibile di Italo Calvino al ventenne piemontese

di MARCO PASTONESI

ROMA - Giro d'Italia Under 23: 10 giorni (dal 7 al 15 giugno), 11 frazioni (un cronoprologo, otto tappe e due semitappe, di cui una ancora a cronometro), 1210,5 km da Forlì a Ca' del Poggio (Treviso), 176 corridori di 30 squadre, il meglio del ciclismo giovanile internazionale. Stavolta "Libri nel Giro" (il progetto dell'associazione Ti con Zero, per la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza e le Biblioteche di Roma) propone una serie di interviste cicloletterarie. Questa è la quinta e ultima.

Italo Calvino intervista Matteo Bellia. Dorsale 201, vent'anni, piemontese di Domodossola, della svizzera Iam Excelsior Cycling Team.
"Quello che veramente ognuno di noi è ed ha, è il passato" ("Ti con zero, 1967).

"Papà, medico di famiglia. Mamma, lo aiuta. Mio fratello, tre anni meno di me, gioca a basket, playmaker, e quest'anno, nel Domodossola, sono stati promossi in serie B. Quello che ci accomuna, oltre al cognome, alla casa, a tutto, è la bicicletta. Papà è un ciclista amatore, qualche volta usciamo insieme, lui si allena con me, ed è bello stare insieme, condividere la stessa strada. E mamma è una ciclista saltuaria".
"Chi ha l'occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi" ("Marcovaldo", 1963).
"La mia prima bicicletta deve essere stata una Viner, data da Florido Barale, il figlio di Germano Barale, che correva con Fausto Coppi. Negozio e squadra, passione e corse. La prima corsa da esordiente primo anno, in provincia di Novara: caddi e fui portato all'ospedale. Per quella stagione pensai che fosse meglio andare con più tranquillità e fare meno corse. Ricominciai da esordiente secondo anno".
"Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano" ("Le città invisibili", 1972).
"Per la prima vittoria dovetti aspettare di correre da allievo primo anno. Ad Acceglio, in provincia di Cuneo: finale in salita, arrivai da solo".
"Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane" ("Il visconte dimezzato", 1952).
"Dovrei essere uno scalatore. La salita è dove vado meno peggio. La salita dimostra quello che sei, quello che vali, ti fa conoscere i tuoi limiti, i tuoi confini. E' in salita che capisci se puoi tenere la ruota dei migliori: se su una salita che conosci fai un minuto in più o in meno, ecco la risposta, ecco la sentenza. La salita mette a nudo il corridore, lo spoglia, lo rivela".
"Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino" ("Il barone rampante", 1957).
"Il ciclismo è, per me, passione e divertimento. Io, in bici, mi diverto. Il ciclismo, per me, è impegno. Nessun sacrificio, solo impegno. Cerco di fare sempre del mio meglio. Perché c'è molto dietro a una corsa: allenamento, alimentazione, coscienza, volontà, squadra, anche la squadra, per credere e sostenere. Mi piacerebbe diventare un professionista, ma so che per diventarlo è indispensabile impegnarsi molto".
"In gioventù ogni libro nuovo che si legge è come un nuovo occhio che si apre e modifica la vista degli altri occhi o libri-occhi che si avevano prima" ("Il sentiero dei nidi di ragno", 1964).
"Non c'è nessun libro che mi abbia cambiato la vita, però Italo Calvino mi ha aiutato a vedere le cose con leggerezza e fantasia. Ho letto 'Le città invisibili' e 'Il sentiero dei nidi di ragno', 'Il visconte dimezzato' e 'Il cavaliere inesistente', e poi, letto e riletto, 'Il barone rampante'. Leggerezza e fantasia si adattano, moltissimo, anche nel modo di andare in bicicletta, dedicarsi al ciclismo, affrontare una salita".
"Anche ad essere si impara" ("Il cavaliere inesistente", 1959).
"Studio Medicina all'Università del Piemonte Orientale a Novara, una università con più sedi, ogni sede una facoltà. Finora ho dato uno scritto di Fisiologia, l'ho superato, darò l'orale. La scuola è voglia e volontà, voglia di imparare, volontà di studiare. Se dovessi spiegarmi in una sola parola: anatomia. Mi interessa tutto quello che riguarda il corpo umano".
"Arrivare e non aver paura, questa è la meta ultima dell'uomo" ("Il sentiero dei nidi di ragno", 1947).
"Eroi? Chiunque taglia il traguardo".


cuor di pedalata

UN CUORE DI PEDALATA – Aspettando il Giro

Una bicicletta porta donne e uomini, nonni e nipoti. Una bicicletta porta corridori e turisti, viandanti e gitanti. Una bicicletta porta lavoratori e studenti, bambini e pensionati. Una bicicletta porta la spesa del mercato e gli strumenti del lavoro. La nostra bicicletta porta libri. Li porta dove di libri c'è mancanza, bisogno, esigenza e urgenza. Li porta perché i libri contengono le vite, le nostre vite, le vite di tutti,le vite di sempre.

In collaborazione con le Biblioteche di Roma, il Coordinamento Roma ciclabile e Istituto Comprensivo Pablo Neruda di Roma

“Aspettando il Giro”, voluto dalle Biblioteche di Roma e finanziato dalla Regione Lazio con la legge regionale 23 ottobre 2009, n. 26 - Avviso pubblico “La Cultura fa Sistema”

 

https://www.youtube.com/watch?v=K6N3ucEB-J4&feature=youtu.be


Quel maggio del '68. "Voglio una bici", e così Gigi Sgarbozza vinse una tappa al Giro

di MARCO PASTONESI

Da piccolo stufava tutti: "Voglio una bici, voglio una bici", ripeteva. Finché gli sportivi - gli amici del bar dello sport ad Amaseno, a metà strada tra Frosinone e Terracina - organizzarono una colletta, tirarono su una cifra, comprarono una Legnano e gliela regalarono, poi, sfiniti, gli dissero: "E adesso pedala". Così Luigi Sgarbozza detto Gigi o Gigetto si ritrovò al Giro d'Italia. Mestiere velocista anche se era alto la metà di Dino Zandegù e pesava la metà di Marino Basso, secondo anno da professionista e vittorie in carriera zero, aveva 23 anni e un sogno. Questo.

"Quattordicesima tappa, da Vittorio Veneto a Marina Romea, 194 chilometri, la fuga nata dopo 50-60, 17 corridori, nessuno di classifica, giornata di libertà per tutti, giornata di gloria per uno solo. Avevo un compagno di squadra, Guido Neri, ma lui non volle mettersi a mia disposizione, e io non volli mettermi a suo servizio, così ognuno fece la sua corsa. Mi guardai intorno, studiai la situazione, mi concentrai su un francese, Charly Grosskost, maglia della Bic, quell'anno secondo alla Milano-Sanremo e primo nel cronoprologo al Giro, puntai tutto su di lui e a qualche chilometro dall'arrivo m'incollai alla sua ruota. Ultimo chilometro, meno 800, meno 600. Senonché, a 400 metri dal traguardo, lui era sedicesimo e io diciassettesimo. Capii che non era la ruota giusta. Rimontai, li rimontai tutti, a uno a uno, l'ultimo fu un tedesco, Wilfried Peffgen, e vinsi".

Gigi sapeva che cosa fosse il ciclismo ancora prima di salire su una bici e attaccarsi il dorsale: "Perché sapevo che cosa fosse la fatica. Quinta elementare, poi cinque anni come fabbro. Lavoravo senza maschera, e la notte, per riprendermi, dormivo con due fette di patate sugli occhi. Intanto scuole serali ed esame di terza media. A 15 anni emigrai a Roma, a Cinecittà, da una zia. Trovai lavoro come tecnico idraulico. Sveglia alle 5, due ore di allenamento, alle 7 e mezzo in tram a lavorare in un cantiere ai Parioli. Finché trovai un impiego in uno studio cinematografico. Proiettavo anteprime per attori e attrici: Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Brigitte Bardot. Si finiva di notte, ma la notte era illuminata a giorno dai flash dei paparazzi".

Però c'era la bici, c'era il ciclismo, c'era il Giro d'Italia. "Nella Max Meyer, quella del barattolo rovesciato e il cane con il pennello in bocca, una squadra abbastanza forte, fatta di combattenti, che correvano alla garbaldina. Michelotto: serio, anche troppo. Neri: furbo, veloce. Durante: amico, dormivo con lui. Ballini: di classe, ma discontinuo. Galbo: pazzo, burlone. Cucchietti: l'ombra di Galbo, inseparabile. Fantinato: duro, forte. Stefanoni: un gigante buono... Direttore sportivo: Gastone Nencini, troppo bravo per vivere in questo mondo, ero suo tifoso quando correva, ero suo tifoso anche quando dirigeva. Si campava un po' con lo stipendio, poco più alto di quello di un operaio, un po' con i premi, che si dividevano fra tutti i compagni, un po' con la gloria, eravamo personaggi, giravano delle donne, a noi come ai giornalisti, era una cosa naturale, poi bisognava decidere se fare la vita del corridore o no. E si campava anche con qualche trucco. Uno lo avevo imparato da un collega, Giancarlo Polidori. In salita si lamentava, disperato: 'Mi è saltata la catena'. E gli spettatori, impietositi, lo spingevano".

Era il '68. "Ma noi corridori pensavamo a correre, chiusi nella nostra strada e nella nostra fatica. Però qualcosa si sentiva, si vedeva, si intuiva. E si ascoltava. Io avevo una passione per Adriano Celentano. Lo incontrammo ad Amatrice, stava girando il film 'Serafino', eravamo nello stesso albergo,

fu una fortuna. E poi Fabrizio De André. Poco tempo fa mi è stata rubata la macchina nel centro di Grottaferrata, dentro avevo tutti i cd di De André. Mi è dispiaciuto più per i cd che per la macchina. Quasi. Smisi di correre a 28 anni. Troppo presto. La Max Meyer squadra si era sciolta, ma era rimasta la società. Fui assunto come rappresentante. Avevo successo: i clienti mi riconoscevano e acquistavano vernici anche se non ne avevano bisogno"


Quel maggio del '68: quando Armani 'scoprì' Merckx

L'italiano ha sempre legato la sua vicenda a quella del Cannibale - sia da avversario che da compagno di squadra - a partire dai mondiali dilettanti a Sallanches nel 1964. Il tutto fino ad una tappa storia del Tour, quando giunsero al traguardo dopo 250 km di fuga

di MARCO PASTONESI

Luciano Armani fu il primo italiano a scoprire Eddy Merckx. A sue spese. E ne avrebbe fatto volentieri a meno. Mondiali dilettanti 1964, a Sallanches, in Francia. Due uomini al comando: loro due. Mancavano due chilometri al traguardo: Armani pensava di battere Merckx in volata, anzi, ne era quasi certo, ma alla volata neppure arrivarono, perché Merckx si sfilò Armani dalla ruota come se fosse un bambino e vinse, braccia al cielo. Sul palco, il giornalista francese Leon Zitrone intervistò Merckx pubblicamente, poi concluse scandendo nome e cognome, "Ed-dy-Merckx", e ammonendo gli spettatori: "Ricordatevi bene questo nome!".

"Me lo ricordavo bene quando, quattro anni dopo, Merckx fu ingaggiato nella mia squadra, la Faema, con la maglia di campione del mondo, stavolta dei professionisti. Il primo raduno, due settimane, a Cannitello, una frazione di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. La Faema era metà belga e metà italiana, metà corridori fiamminghi e metà corridori emiliani, noi ci allenavamo una volta al giorno, la mattina, loro due volte al giorno, la mattina e il pomeriggio. Quando il direttore sportivo, Vincenzo Giacotto, ci disse che avremmo dovuto fare come loro, Vittorio Adorni, il corridore più esperto e il capitano degli italiani, ci ordinò di seguire i belgi, di nascosto, il pomeriggio. I fiamminghi uscirono dall'albergo, fecero 5-6 chilometri in bici, poi si fermarono in un bar, si sedettero a un tavolo e ordinarono da bere. Adorni li minacciò: 'Faccio la spia'. 'No', lo pregò Merckx. 'Allora da adesso si fa come dico io', ribatté Adorni. E così fu".

La prima corsa del 1968 fu il Giro di Sardegna: "L'anno prima avevo vinto io e Merckx era arrivato secondo. 'Stavolta mi lasci vincere?', mi domandò Merckx, sorridendo. Infatti: primo Merckx, secondo io, e il grande regista era stato Adorni, terzo. Al Giro d'Italia eravamo tutti per Merckx. Io ebbi due giornate di libertà entrando in due fughe buone: la prima a Piacenza, nel finale si andava a scatti, persi l'attimo, sesto, e la seconda alle Tre Cime di Lavaredo, avevamo 10 minuti di vantaggio, mi ero risparmiato, poi Merckx venne a prenderci tutti, quinto. Giacotto mi sgridò: 'Ricordati che nella mia squadra chi va in fuga ha l'ordine di vincere'. Come se fosse facile, come se non ci avessi pensato e provato".

Armani che veniva da famiglia numerosa ("Dodici, tra genitori, zii e fratelli"), che aveva fatto le elementari ("Poi la quinta e la sesta, poi basta"), che si era innamorato della bicicletta da corsa ("Il regalo per la cresima"), che cominciò subito a lavorare ("Garzone a Felino in una salumeria di classe, in bici, due ceste, una davanti e l'altra dietro, per portare la spesa ai clienti ricchi"), che disputò la prima corsa a 18 anni ("Vincere era arrivare al traguardo"), che finalmente vinse ("La Torrechiara-Corniglio, cronocoppie"), che corse otto anni da professionista ("E rifarei tutto quello che ho fatto"). Armani che un giorno si sarebbe finalmente preso una solenne rivincita proprio su Merckx, da avversario: "Tour de France 1971, giorno di riposo, nello stesso albergo della squadra di Merckx. Noi ci eravamo sciolti i muscoli, loro si erano allenati a tutta per due ore e mezzo. Nell'androne Merckx imprecava, da solo, in fiammingo. Mi vide

e mi disse: 'Domani, se vuoi arrivare fra i primi, alla partenza sta' davanti'. C'era una discesa. Merckx e i suoi attaccarono, due spagnoli della Kas deragliarono, si scatenò la guerra, partì la fuga con Merckx, ci entrai anch'io, volammo i quasi 250 chilometri a quasi 45 e mezzo di media, piombammo al traguardo un'ora e mezza prima del previsto, a Marsiglia allo sprint primo io e secondo Merckx, e il sindaco giunse a premiazioni già finite"


Quel maggio del '68 - Renato Laghi, l'uomo che non cadeva mai

"Nell'edizione di 50 anni fa pioveva sempre, ma nonostante tutta quell'acqua, non caddi mai, né in quel Giro né negli altri 11. La verità è che per stare alla larga dei guai prendevo un sacco di aria..."

di MARCO PASTONESI 

Renato Laghi s'innamorò della bicicletta, del ciclismo e della vita a cinque anni: andò a vedere il Giro di Romagna, si mise sul bordo della strada, c'era un uomo solo al comando ed era Fausto Coppi, per il secondo corridore dovette aspettare cinque minuti. "Il Giro d'Italia del 1968 fu il primo dei miei 12, il più bello, perché in salita stavo sempre con i migliori e i giornalisti mi giudicarono la rivelazione fra i giovani. Avevo 23 anni, ero magro come un chiodo, correvo per la Germanvox, gregario per Vito Taccone, abruzzese, e Ole Ritter, danese. La corsa era gestita da due squadroni, la Faema di Merckx e la Salvarani di Gimondi, le altre squadre cercavano giornate di gloria. Si corse sempre sotto la pioggia: se si cominciava con il sole, si finiva con un temporale, e se si cominciava con un temporale, a volte si finiva con il sole. Siccome ci andai con una bronchite e il catarro, mi curavo con l'aerosol e la bici. E nonostante tutta quell'acqua, non caddi mai, né in quel Giro né negli altri 11, la verità è che per stare alla larga dei guai prendevo un sacco di aria. Il direttore sportivo era Italo Mazzacurati, che era stato un campione, ma fra i gregari, e amava divertirsi. Alla sua maniera. Un giorno non resistette alla tentazione: davanti a un muro di folla, fermò l'ammiraglia, prese una bicicletta, ci saltò su e pedalò contro gli spettatori per farsi largo e mettergli paura, gli spettatori si scansarono e lui centrò uno spartitraffico. Lo ritrovammo al traguardo ferito alla faccia, con un asciugamano insanguinato fra le mani".

Il '68 era un anno da "Processo alla tappa": "Taccone aveva il monopolio, bastava lui a rappresentare tutta la squadra, però io avevo un alleato in Guerrino Farolfi, mio compaesano, che era stato corridore ed era il braccio destro di Adriano De Zan, e mi citava ogni volta che poteva, 'il faentino Laghi', e a casa erano tutti contenti. Taccone aveva due facce, una buona e l'altra cattiva, da una parte era simpatico e dall'altra vendicativo, da una parte egoista e dall'altra generoso, quando eravamo in ritiro nella foresteria del Velodromo olimpico a Roma mi disse di andare - in bici - a casa sua, ad Avezzano, 140 chilometri, ci fermammo a mangiare e a dormire, e il giorno dopo ritornammo in ritiro".

Il '68 era un anno da Vincenzo Torriani, il patron del Giro: "Era deciso e geniale, ma anche tirannico e irascibile". Il '68 era un anno da figurine Panini: "A 50 anni di distanza sono andato a cercare la mia su eBay, il prezzo base è di tre euro e mezzo, non pensavo di valere così poco". Il '68 era un anno di grandi giornalisti: "Luigi Chierici, Ermanno Mioli e Dino Ronchi per 'Stadio', Gianni Mura era alla 'Gazzetta dello Sport' e veniva sempre in caccia di notizie, e della 'Gazzetta' era anche Luigi Gianoli, che veniva a intervistarmi quando facevo il bagno o i massaggi". Il '68 fu anche l'anno delle Tre Cime di Lavaredo: "Ero nella fuga iniziale, fui ripreso a 2 chilometri dal traguardo prima da Merckx e poi da Adorni, sotto la neve e sul ghiaino spingevo - faticosamente - il 44 davanti e il 25 dietro, all'arrivo fui avvolto in una coperta militare dagli alpini".

Il '68 era anche il '68 delle lotte sociali: "Il ciclismo stava fuori dalla società. Noi, in squadra, parlavamo romagnolo e pedalavamo oppure giocavamo a carte. Guadagnavo 80mila lire al mese, un operaio 60mila, ma anche se io per 10 mesi e l'operaio per 12, guadagnavo sempre di più io, e con la vita che facevamo quello mi sembrava un grande privilegio"


Quel maggio del '68 - Bocci, il sindacalista che guidò la 'rivolta dei gregari'

Era considerato il sessantottino del gruppo: "Negli ingaggi per i circuiti, ai campioni come Gimondi e Adorni fino a un milione a riunione, ai gregari come me 25mila lire. Troppa differenza". E il rimpianto per una tappa di cinquanta anni fa sfumata per una furbata

di MARCO PASTONESI

Eraldo Bocci era considerato il sindacalista, forse il rivoluzionario e, in quell'anno, il sessantottino. Il "Corriere dello sport" attribuì a lui "la rivolta dei gregari". Spiega: "Si faticava tanto, si guadagnava poco. Anche negli ingaggi per i circuiti. Ai campioni come Gimondi e Adorni fino a un milione a riunione, ai gregari come me 25mila lire. Troppa differenza. Se esistevano i capitani, era perché esistevano anche i gregari. Non era giusto".
Tutto cominciò con una radio: "Quella del Cral, Circolo ricreativo aziendale lavoratori. Era l'unica radio del paese, l'unica pubblica, l'unica per tutti. Lì, in un silenzio religioso, si ascoltava la radiocronaca della tappa del Giro d'Italia. Era la fine degli anni Quaranta, l'inizio degli anni Cinquanta. Era il tempo di Bartali e Coppi, poi di Magni e Fornara. Arlena di Castro, un centinaio di chilometri da Roma, ma al confine con la Toscana, era bartaliana. E bartaliano diventai anch'io. Invece mio padre teneva a tutti, a Bartali, a Coppi, al ciclismo".

Tutto esplose con una bicicletta: "Una Legnano, da corsa, regalo di mio padre. Avevo 16 anni. La nostra famiglia era di origini contadine, poi mio padre aprì un bar, e lì ci lavorò anche mia madre. Eravamo due fratelli e due sorelle, io il numero 2. Studiai fino alla terza media, avrei ricominciato più tardi, arrivai fino alla quarta ragioneria, venni bocciato alla maturità, e non ci riprovai più. Ormai c'era il ciclismo. Per quelli del Centro e del Sud, era molto più dura: bisognava andare più forte di quelli del Nord per dimostrare di non essere raccomandati o lavativi. Ce la feci. Quattro anni da professionista, dal 1967 al 1970, con Germanvox e Ferretti, tre Giri d'Italia e un Tour de France, passista veloce, nelle giornate buone mi difendevo anche in salita, doti da fondista, poco spazio nelle corse a tappe, di più in quelle in linea".

Tutto si fece strada a forza di pedali: "Quando aiutavo i capitani, da Taccone a Ritter, ero più di un gregario, ero un gregario di lusso, un luogotenente. Siccome non c'erano le telecamere mobili, ma solo quelle fisse, in salita i capitani si attaccavano ai pantaloncini dei gregari, era uno spettacolo triste. Siccome non c'erano i rifornimenti volanti, ci si tuffava nelle fontane, si assaltavano i bar, si rubavano le bibite, si urlava 'paga il padrone del Giro', e quante volte venivamo presi a scopate in testa dai baristi. E siccome eravamo corridori, si cercava anche di vincere. Ho vinto un'eliminazione in un tipo-pista a Terni e una velocità al Velodromo olimpico tra i corridori laziali. Ho fatto secondo a una Milano-Vignola e a un Giro del Lazio dietro a Gimondi".

Tutto sembra concentrarsi su un rimpianto: "Giro d'Italia del 1968, ventesima tappa, Roma-Rocca di Cambio, 215 chilometri. Traguardo volante a Rieti: 100mila lire in palio. Siccome Adorni e Taccone, il mio capitano, hanno litigato, ogni volta che uno di noi va in fuga, un corridore di Adorni viene a prenderci. Allora vado da Armani e gli chiedo il permesso. Scappiamo in tre: io, lo spagnolo Santamarina e lo svizzero Brand. Vinco la volata e, come d'accordo, io e Brand ci fermiamo, Santamarina no. Due volte gli vado sotto e gli ricordo che avremmo dovuto fermarci, quasi lo strattono, poi lo abbandono. Noi veniamo ripresi dal gruppo, Santamarina prosegue, guadagna fino a 10 minuti di vantaggio, quando il gruppo lo insegue è ormai troppo tardi, e vince con più di 6 minuti. Se avessi fatto il furbo, gli sarei rimasto a ruota e in volata lo avrei battuto. Pazienza, si vede che era destino".

Tutto finì in un taxi: "Smesso di correre, accettai la proposta di uno zio, tassista a Roma. Trentacinque anni di servizio. Portai Alberto Sordi e Vittorio Gassman, tre o quattro volte Marcello Mastroianni. Una volta salì sul mio taxi anche Gimondi. E due volte, attraverso altri tassisti, mi giunsero i saluti di Alfredo Martini, che era stato il mio direttore sportivo alla Ferretti e durante il Tour. Poi tornai al paesello. Ho la casetta, ho l'orticello, ho figli e nipoti, e ho una bicicletta. Due-tre orette il martedì e il giovedì, con Trapè, Sgarbozza e gli amici del gruppo ciclistico, più la domenica. Con le dovute cautele. Le salite, quando si può, le evitiamo: bastano e avanzano quelle fatte in gioventù".


Quel maggio del '68 - Mario Mancini: "Dopo le Tre Cime di Lavaredo rimasi congelato 5 mesi..."

Marchigiano, c'era anche lui nella tappa più dura del Giro di 50 anni fa: "Fui caricato su una macchina, portato in un albergo e immerso in una vasca piena di acqua calda. Ma a novembre avevo ancora le punte delle dita che mi pizzicavano"

di MARCO PASTONESI 

ROMA - Cinquant'anni fa c'era anche lui su una bici, con il dorsale, al pronti-via da Campione d'Italia e poi all'arrivo a Napoli, per 3917 chilometri, in tv e sui giornali: Mario Mancini, della Kelvinator, sessantunesimo nella classifica finale, con un ritardo di due ore, 25 minuti e 21 secondi dal primo, Eddy Merckx, ma con un vantaggio di un'ora, 18 minuti e 37 secondi sul novantesimo e ultimo, Giuseppe Poli.

Chilometro zero: "Marchigiano di Potenza Picena. Famiglia contadina. Mio padre era un coltivatore diretto. Si faceva un po' di tutto, innanzitutto per la famiglia, e se avanzava qualcosa, si vendeva. Nato il 25 dicembre del '43: una fregatura doppia, la prima perché successe sotto i bombardamenti, fra casa e rifugi antiaerei, la seconda perché i regali di Natale erano anche quelli del compleanno, e quelli del compleanno erano anche quelli di Natale. Una sorella, due fratelli, io il terzo dei quattro. In seconda media ho smesso di studiare e cominciato a lavorare, meccanico".

Traguardo volante: "In casa si respirava ciclismo, mio padre correva, era bartaliano, e quando c'era il Giro d'Italia mi mandava ogni mattina a comperare 'Stadio', l'edicola stava a un chilometro, avevo cinque o sei anni, andavo e tornavo a piedi. La prima bici era quella della mamma, una bici da donna, 15 chili, con quella andai a vedere il Giro d'Italia, sull'Adriatica, discesa al'andata ma salita al ritorno, avevo 8-9 anni, i miei amici 4-5 più di me, poi ero così stanco che passai due giorni a letto con la febbre. La prima bici, mia, a 13 anni, arrangiata, un pezzo qua e un pezzo là. La mia prima corsa da esordiente, a 15 anni, su una bici della società, io ero piccolino e la bici, anche se con la sella bassa, era comunque alta, finché alla fine della stagione ne ereditai un'altra da un dilettante, e con quella volavo".

Fuga: "Da dilettante correvo in Toscana, nel 1966 diventai campione toscano, vinsi anche il Giro del Casentino e la Firenze-Viareggio, fui convocato in azzurro per la Praga-Versavia-Berlino ma la squadra non mi lasciò andare. Il passaggio al professionismo fu supermeritato. Ma il primo anno, alla Germanvox, non ingranai la marcia. Invece il secondo, alla Kelvinator, andò meglio. Al Giro ero con Lievore, Benfatto, Negro... In un filmato delle Tre Cime di Lavaredo mi sono riconosciuto, dietro una moto della polizia, sotto la neve, congelato, dopo la tappa fui caricato su una macchina, portato in un albergo a Cortina d'Ampezzo e immerso in una vasca piena di acqua calda, eppure cinque mesi dopo, a novembre, avevo ancora le punte delle dita che mi pizzicavano".

Controfuga: "Dopo il Giro d'Italia vinsi un circuito, a Figline Valdarno, in notturna. Fu un errore: non avrei dovuto vincere, quella vittoria mi costò caro, c'era anche Mealli che era l'idolo locale, così non venni più invitato ai circuiti, e i circuiti prevedevano guadagni. Però quell'errore mi servì per non commetterne altri nella vita normale".

Traguardo: "Smisi di correre alla fine del 1968 anche se le due ultime corse andai forte, quattordicesimo alla Coppa Agostoni, con tutti i migliori, e diciottesimo al Giro di Lombardia, ottavo degli italiani. Il '68 lo avevamo vissuto di lato, noi pensavamo di più a correre in bicicletta. Andai a lavorare, prima in un frutta & verdura, poi in una fabbrichetta di plastica. Nel tempo libero continuai a pedalare e a gareggiare, e finalmente imparai anche a correre: fino a quel momento non sapevo limare le ruote, così non riuscivo a stare in gruppo, prendevo sempre un sacco di aria e vento. E adesso, da nonno, con cinque nipotini, tutti maschi, in bici ci vado ancora".


Giro giro Tondo, teatrini di carta dedicati alla bicicletta

https://www.youtube.com/watch?v=7bVIRTEmVtI

GIRO GIRO TONDO

Opere di Fernanda Pessolano

Testi di Marco Pastonesi e Attilio Scarpellini

 “Giro giro Tondo”, una mostra di teatrini e installazioni, idee e intuizioni, cartamodelli e giocattoli, libri e dischi, slanci artistici e schede poetiche, materiali riciclati e molto altro dedicate al ciclismo e alla storia del Giro d’Italia

Fra la prima e la centesima volta, il Giro d’Italia è sconfinato dallo sport per diventare anche cinema e arte, giornalismo e letteratura, solidarietà e scienza, e sempre di più cultura della bicicletta. Una testimonianza viva, una esplorazione reale, una conoscenza fisica, in presa diretta. Una divina commedia umana. Come sospirava Alfonso Gatto: “Il Giro è una meravigliosa corsa umana. Il suo traguardo è la felicità”. Come confidava Anna Maria Ortese: “E’ che quel maggio fu il più straordinario, il più affascinante, e anche il primo e l’ultimo maggio d’infanzia. Perché chiunque parta col Giro diventa, per un mese, bambino”. Come scopriva Gian Luca Favetto: “E’ come un ritorno. Sempre. Anche la prima volta. Andare al Giro, seguirlo aggrappati alle sue strade, alle fughe, alle volate, alle sue meraviglie, è sempre un ritornare”. Come si domandava, e si rispondeva, Dino Buzzati: “Serve dunque una faccenda stramba e assurda come il Giro d’Italia in bicicletta? Certo che serve: è una delle ultime città della fantasia, un caposaldo del romanticismo, assediato dalle squallide forze del progresso, e che rifiuta di arrendersi”. Come spiegava Alessandro Baricco: “Andare a vedere il ciclismo è una cosa che se ci pensi non ci credi. Stai sul

bordo una strada, aspetti, aspetti, poi a un certo punto arrivano, come una sventagliata colorata, i ciclisti, e ti strisciano negli occhi”. (Marco Pastonesi)

La Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza con sede a Roma in collaborazione con l’artista Fernanda Pessolano per l'associazione Ti con Zero celebra il Giro d'Italia con "Giro giro Tondo", quinta edizione di “Libri nel Giro”, una mostra di teatri in miniatura, rielaborando modelli di carta e altri materiali per comporre scene, mondi e personaggi, piccoli gioielli fra artigianato d'arte e sperimentazioni architettoniche. I teatrini di carta saranno accompagnati dall'esposizione di libri d'autore sul Giro d'Italia e sui suoi protagonisti, che appartengono alla Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza, l'unica specializzata nel genere in tutta Europa, e da un abbecedario composto da aneddoti e curiosità a cura dello scrittore e giornalista Marco Pastones e riflessioni e citazioni sulla storia del teatrino di carta a cura di Attilio Scarpellini.

La mostra è corredata da libri, un abbecedario di 100 schede, pannelli esplicativi sulla storia del Giro d’Italia.

Nella mostra Giro giro tondo. Teatri di carta, diorami, marionette e boccascena dedicati al Giro d’Italia, diventa protagonista l’arte della ricostruzione dei teatrini, filtrata nel gioco immaginario della memoria popolare. L’artista Fernanda Pessolano rielabora modelli di carta e di altri materiali per comporre scene e mondi e personaggi che muovono la fantasia, spostano la percezione, raccontano, grazie a piccoli gioielli fra artigianato d’arte e sperimentazioni architettoniche, l’azzardo della miniatura teatrale e delle sue inconsuete tradizioni. La mostra, accompagnata dal racconto testuale di Attilio Scarpellini,

Scrive Attilio Scarpellini: «Ei blot til lyst. Not for pleasure alone. Così si leggeva sul teatro giocattolo su cui si aprivano le prime immagini del film di Ingmar Bergman Fanny e Alexander. E cioè: non solo per divertimento, non solo per gioco. Anche il “vero” teatro, del resto, si fa sempre per gioco ma sul serio, con la serietà dei bambini quando giocano. Fernanda Pessolano ricrea i piccoli mondi dei theatre toys inglesi, dei guignol francesi, dei teatrini di ombre, dei diorami, un’intera immagineria nata ai confini, mai del tutto segnati, tra il giocattolo, l’universo dell’illustrazione popolare e l’editoria. Tra rifacimenti di cartamodelli ottocenteschi e invenzioni plastiche ispirate al teatro futurista, tra miniature di intérieurs e città ridisegnate come teatri, si riaffacciano le maschere eterne della commedia dell’arte italiana: gli zanni, gli Arlecchini, gli innamorati che presto si trasferiranno, sotto altri nomi, sui palcoscenici francesi, russi, britannici. Una mostra che è a sua volta un gioco: quello della ricostruzione artigianale che, assieme alla carta, utilizza i materiali più disparati – stoffa, passamanerie, fili di lana, bottoni, legno – per risvegliare dal sonno del tempo un mondo che merita di non essere perduto per lo sguardo dell’infanzia di oggi».

Fra le opere elaborate dalla Pessolano per “Giro giro Tondo”, “Vittorio Emanuele III”,  un cartamodello cubista tridimensionale in pile, cotone, passamaneria, cordoncino e frange del XIX secolo, dedicato a Vittorio Emanuele III. L’ultimo re d’Italia preferiva la numismatica alla sport, ma il suo ruolo lo avvicinava alle competizioni e ai campioni. Il 28 luglio 1895, quando era ancora Principe di Piemonte, inaugurò il velodromo di Ripa d’Arno a Pisa; nel 1902 al velodromo di Porta Salaria a Roma, per i primi Mondiali disputati in Italia, premiò il danese Thomas Ellegaard con un cronometro d’oro con la stemma reale in brillanti; il 27 ottobre 1938 elevò l’olimpionico della pista e seigiornista Franco Giorgetti a cavaliere della corona d’Italia; e durante gli anni del suo reame donò la Coppa del Re al vincitore di una gran fondo che si disputava tra Piemonte e Lombardia. Vittorio Emanuele III annunciò di voler abdicare (accadde il 9 maggio 1946) il 18 marzo 1946, il giorno prima della Milano-Sanremo vinta da Fausto Coppi.

Esposti oggetti, maglie, riviste, figurine, cartoline d’epoca.

dove siamo stati

Centro Orologio, Reggio Emilia, maggio 2022; I.C. Pablo Neruda di Roma, novembre 2021; Palazzo Borgasio, Feltre, aprile 2018; Museo delle Tradizioni Popolari di Roma, maggio 2018, Palazzo Foppoli, Tirano maggio 2017; Istituto di cultura italiano a Dublino, marzo 2017

Fernanda Pessolano, Artista e costumista per la danza contemporanea, si occupa di progetti culturali e di promozione della lettura per l’associazione culturale Ti con Zero. Ha fondato la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza nel 2013 che promuove la cultura della bicicletta.

Da anni conduce una personale ricerca sulla storia dei teatrini di carta e con materiali diversi elabora piccole installazioni e antichi cartamodelli.


Libri nel Giro 2018 - Calendario generale dal 6 maggio al 16 giugno

 

Calendario generale dal 6 maggio al 16 giugno 2018 

ROMA

DAL 5 AL 9 GIUGNO – MUSEO DELLE ARTI E TRADIZIONI POPOLARI

Giro giro Tondo mostra di teatrini di carta dedicati al ciclismo, incontri e laboratori

 

DAL 6 MAGGIO AL 22 SETTEMBRE

Giro giro Tondo

Mostra di teatrini ispirati al ciclismo e alla bicicletta, opere di Fernanda Pessolano, con testi di Marco Pastonesi, scrittore e giornalista sportivo e Attilio Scarpellini, critico teatrale, corredata da un gioco-quiz sulla bicicletta e sul ciclismo

6 MAGGIO

Ore 11 e 17 - Narrazione performativa con teatrino in miniatura

Alfonsina e il circo

Storia dedicato ad Alfonsina Strada, la prima e unica donna che abbia mai partecipato (accadde nel 1924) al Giro d’Italia degli uomini, tratta dal libro Alfonsina e il circo, di Fernanda Pessolano, (Ediciclo editore)

Di e con Tamara Bartolini, attrice, Michele Baronio attore e musicista e Fernanda Pessolano, artista e operatore culturale

11 MAGGIO

Ore 15 – Laboratorio disabili

Alfonsina Strada

Storia dedicato ad Alfonsina Strada, la prima e unica donna che abbia mai partecipato (accadde nel 1924) al Giro d’Italia degli uomini.

Laboratorio di costruzione del teatrino di carta a soffietto a cura di Fernanda Pessolano

12 MAGGIO

Ore 17 - Laboratorio

Luigi Malabrocca e la maglia nera

Beati gli ultimi come messaggio cicloevangelico è il nostro motto. Perché gli ultimi sono gregari, perché gli ultimi stanno in bicicletta più di tutti, perché soffrono di più. Perché gli ultimi iniziando sono i primi cominciando dal basso.

Laboratorio di costruzione delle marionette di carta a cura di Fernanda Pessolano

20 MAGGIO

Ore 11 - Laboratorio

Il Giro d’Italia

Il Giro d’Italia non è solo una corsa – la Corsa Rosa del 2018 – di 3562,9 km in 21 tappe e 24 giorni per 176 corridori di 22 squadre. Il Giro d’Italia è una storia cominciata nel 1909, letteraria e poetica, teatrale e cinematografica, è una storia di storie, uomini e anche donne, campioni e soprattutto gregari.

Laboratorio di costruzione del diorama di carta a cura di Fernanda Pessolano

23 MAGGIO

Ore 11 – Reading

Beati gli ultimi.

Da Piscaglia a Uliana, da Marcaletti a Rubagotti, da Lievore a Gualazzini, passando per Perna e Benzo, perfino per Zandegù e Bugno: storie di maglie nere, lanterne rosse e fanalini di coda. Il ciclismo dalla parte degli ultimi.

Di e con Marco Pastonesi, scrittore e giornalista sportivo e Alessandro D’Alessandro all’organetto

27 MAGGIO

Ore 11 - Laboratorio

Bartali nel Giardino dei Giusti

Gino Bartali, pedalando in allenamento durante la Seconda Guerra Mondiale nascose nel manubrio della bicicletta documenti falsi, salvando centinaia di ebrei. Ora è nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme.

Laboratorio di costruzione del Teatrino Guignol a cura di Fernanda Pessolano

9 giugno

Ore 17 – Narrazione performativa

Il re distratto, una storia di bici e di pace.

Un re sognatore e viaggiatore, un vero cicloturista. Invece di fare la guerra o partecipare con gli altri cavalieri ai tornei, preferiva girare il mondo in bicicletta.

Narrazione performativa di e con Elisabetta Pagnani, attrice

 

ROMA

DAL 7 AL 29 MAGGIO – BIBLIOTECHE DI ROMA

Aspettando il Giro. Incontri con lo sport, pedalate e laboratori

 

DAL 7 MAGGIO AL 15 MAGGIO – BIBLIOTECA CASA DEL PARCO

Orari della biblioteca - Mostra fotografica

24 Scatti Bike

Mostra fotografica della VII edizione del concorso internazionale dedicato alla bicicletta “L’Uomo e la Bicicletta” a cura di Aeneis 2000

 

10 MAGGIO- BIBLIOTECA CASA DEL PARCO 

Ore 9 e 11 – Laboratorio

Beati gli ultimi

Beati gli ultimi come messaggio cicloevangelico è il nostro motto. Perché gli ultimi sono gregari, perché gli ultimi stanno in bicicletta più di tutti, perché soffrono di più. Perché gli ultimi iniziando sono i primi cominciando dal basso.

Laboratorio di costruzione del teatrino di carta a cura di Fernanda Pessolano

18 MAGGIO – I.C. PARCO DELLA VITTORIA - SCUOLA MEDIA G. BELLI 

Ore 12 – Incontro con lo sport

Pulci, aironi, leoni e altri campioni

Vicente Trueba era “la Pulce dei Pirenei”: uno scalatore spagnolo, piccolo, leggero, imprendibile. Fausto Coppi era “l’Airone”: il più grande corridore di tutti i tempi. Fiorenzo Magni era “il Leone delle Fiandre”: tre vittorie consecutive nella corsa dei muri. Dai soprannomi un viaggio fra insetti, uccelli, mammiferi e…

Intervengono:, Umberto Pessolano, geologo e naturalista, e Marco Pastonesi, giornalista sportivo e scrittore

 

19 MAGGIO – BIBLIOTECA MANDELA / BIBLIOTECA TORTORA

Ore 9.30 – Pedalata letteraria

Giro delle mura aureliane, tra archeologia, geologia e il ciclismo.

Viaggiando tra i tufi, le lave e le incisioni fluviali negli ultimi 400 mila anni della storia geologica di Roma e i luoghi del ciclismo: Giro d’Italia e Gran premio della Liberazione, Luigi Ganna e Fausto Coppi, e tutti i campioni sotto l’Arco di Trionfo

Pedalano: Umberto Pessolano e Marco Pastonesi.

In collaborazione con VediRomaInBici

 

Partenza: Biblioteca Nelson Mandela

Arrivo: Biblioteca Enzo Tortora

Difficoltà: facile

Partecipazione: gratuita

Prenotazione e info: Biblioteche di riferimento

 

19 MAGGIO - MAGNALONGA- Città dell’altra economia e Villa Borghese

Ore 14 – Laboratori e letture

Cuor di pedalata 

Una pedalata speciale, una staffetta ideale e sentimentale tra sport e letteratura, tra bicicletta e libri. Campagna raccolta libri

Laboratori e letture con Fernanda Pessolano e Elisabetta Pagnani

22 MAGGIO –LICEO ENRIQUES DI OSTIA

Ore 9 – Incontro con lo sport

Scrivere di sport

La cronaca e lo spogliatoio, l’intervista e il racconto, la grammatica e il gergo, la storia e il romanzo, le fonti e la fantasia…

Intervengono:  Lorenzo Iervolino, scrittore, Felice Pulici, portiere della Lazio nell’anno dello scudetto 1974, letture di Patrizia Hartman da “Un giorno triste così felice – Socrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario” (66thand2nd) e “Trentacinque secondi ancora - Tommie Smith e John Carlos: il sacrificio e la gloria” (66thand2nd) di Lorenzo Iervolino. Modera Marco Pastonesi

23 MAGGIO - LICEO SPORTIVO PACINOTTI ARCHIMEDE

Ore 10.30 – Incontro con lo sport

Roma sul ring

Il pugilato è un po' come il jazz: meglio è, meno gente lo apprezza. Il pugilato è dove tutti se la cavano bene, tranne i pugili. Il pugilato è un'erba che cresce solo nel giardino dei poveri. Il pugilato è l'unico sport che non è andato al college

Intervengono: Luigi Panella, giornalista sportivo, Giovanni De Carolis, ex campione del mondo supermedi, regista Roberto Palma, autore del film Boxe Capitale, Mauro Galvano, ex campione del mondo dei supermedi, letture di Patrizia Hartman da “Roma sul ring”, di Luigi Panella (Il punto di incontro)

24 MAGGIO – LICEO SPORTIVO PRIMO LEVI

Ore 9 - Incontro con lo sport

Lo sport pulito, doping, antidoping, morale, allenamenti

L’importanza dello sport per i ragazzi. Lo sport da un punto di vista fisico e morale. Come si diventa professionisti: da Pietro Mennea a Alex Schwazer. Le tentazioni del doping e come resistere nello sport pulito

Intervengono: Sandro Donati, maestro dello sport e allenatore, e Marco Pastonesi, giornalista sportivo e scrittore.  Letture di Gabriele Benedetti, attore, dal testo teatrale “28 Battiti” di Roberto Scarpetti

28 MAGGIO – BIBLIOTECA DELLA BICICLETTA / CASA DEL PARCO

Ore 9.30 - Pedalata

Cuor di pedalata.

Una pedalata speciale, una staffetta ideale e sentimentale tra sport e letteratura, tra bicicletta e libri. La pedalata si avvale delle “gambe” di bibliotecari volontari e ciclisti delle Biblioteche di Roma, che insieme agli utenti delle biblioteche, alla Colnago della Biblioteca della bicicletta e alle associazioni ciclistiche dilettantistiche del Coordinamento Roma Ciclabile (Ruotalibera Fiab, NaturAmici, VediRomaInBici UISP), porteranno 200 libri dedicati ai bambini in un istituto comprensivo per aprire una biblioteca scolastica

Partenza: Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza/ Casa del Parco

 

29 MAGGIO – ISTITUTO TECNICO / LICEO BLAISE PASCAL

Ore 9 – Incontro con lo sport

La stoccata vincente

La scherma è come giocare a scacchi, ma con una spada in mano. La scherma è freddezza, lucidità, velocità. La scherma è la disciplina mistica del vero cavaliere. E la maschera è una porta che si apre e si chiude su un'altra dimensione

Con Maurizio Nicita, giornalista sportivo, Stefano Pantano, tre volte campione del mondo nella spada (a squadre), poi direttore tecnico e commentatore tv, letture di Gabriele Benedetti, da “La stoccata vincente” (Spering&Kupfer)

 

 

 

 

 

 

 

 

DAL 5 AL 16 GIUGNO - GIRO D’ITALIA UNDER 23

BIBLIOTECHE DEI COMUNI DI TAPPE

Beati gli ultimi. Incontri e laboratori

6 GIUGNO – FORLÌ - BIBLIOTECA AURELIO SAFFI

ore 9 e 11  - Laboratorio

Le Maglie nera

Storie e curiosità su maglie nere e lanterne rosse. Canzoni e poesie sul Giro d’Italia animate e giocate sui tavolieri

Laboratorio di costruzione dei giochi da tavolo, a cura di Fernanda Pessolano

Scuola materna

                                

6 GIUGNO – FORLÌ – SALA RANDI, via delle Torri 13                               

Ore 18 – Incontro con lo sport

La sacra ruota: avventure e sventure, imprese e miracoli nel mondo del ciclismo

Ogni volta che comincia una corsa, un romanzo scrive se stesso: e la realtà è sempre più alta di qualsiasi fantasia.

Intervengono: Marco Pastonesi e Franco Magnani, ex ciclista professionista In collaborazione con Unione ciclistica Scat

 

7 GIUGNO – RICCIONE - BIBLIOTECA COMUNALE / GIARDINO DEL CENTRO DELLA PESA

ore 17- Laboratorio

La Maglia nera Malabrocca

Avventure e disavventure di Luigi Malabrocca, l’inventore della maglia nera. Canzoni e poesie illustrate e raccolte nei libri

Laboratorio di costruzione del libro, a cura di Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

8 GIUGNO – NONANTOLA - BIBLIOTECA COMUNALE

ore 16.30 - Laboratorio

La Maglia rosa

Storie e poesie sul Giro d’Italia animate con marionette mobili

Laboratorio di costruzione di marionette di carta, a cura di Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

 

ore 18 – Incontro con lo sport

Storie di corse e corridori: Giri e Tour, classiche e circuiti, fra Squali e Cannibali, scalatori e gregari

Il ciclismo era uno sport povero per poveri. Oggi è uno sport ricco solo per pochi, ma ricchissimo di emozioni e esperienze per tutti.

Intervengono: Marco Pastonesi e Silvano Riccò, ex ciclista professionista

 

12 GIUGNO - PERGINE VALSUGANA - BIBLIOTECA VALSUGANA

ore 16.30 - Laboratorio

Le Maglie nere

Storie e curiosità su maglie nere e lanterne rosse. Canzoni e poesie sul Giro d’Italia animate da marionette a cono gelato e teatrino Guignol

Laboratorio di costruzione di costruzione del teatrino di carta, a cura di Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

 

 

 

15 GIUGNO - CONEGLIANO - BIBLIOTECA / PARCO MOZART

ore 16.30 - Laboratorio

La Maglia nera Malabrocca

Avventure e disavventure di Luigi Malabrocca, l’inventore della maglia nera, animate da marionette e teatrino a soffietto

Laboratorio di costruzione del teatrino di carta, a cura: Fernanda Pessolano

Età consigliata: 5-10 anni

 

15 GIUGNO - CONEGLIANO - LIBRERIA TRALERIGHE Corte delle rose 86

ore 18.30 – Incontro con lo sport

Beati gli ultimi maglie nere e lanterne rosse, sfide contro il tempo massimo e i camion-scopa

Ma chi ha detto che i primi sono i primi e gli ultimi sono gli ultimi? Ma chi ha detto che i primi sono i più forti e gli ultimi più scarsi? Certo non lo hanno detto gli ultimi. Intervengono: Marco Pastonesi e Mauro Da Dalto, ex ciclista professionista

 

 

 


LIBRI NEL GIRO 2018 V edizione

LIBRI NEL GIRO 2018 - V edizione

Dal 6 maggio al 16 giugno

Progetto di promozione della lettura e cultura della bicicletta

a cura di Ti con Zero e Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza

 

Il Giro d’Italia non è solo una corsa – la Corsa Rosa del 2018 – di 3562,9 km in 21 tappe e 24 giorni per 176 corridori di 22 squadre. Il Giro d’Italia è una storia cominciata nel 1909, letteraria e poetica, teatrale e cinematografica, è una storia di storie, uomini e anche donne, campioni e soprattutto gregari, è una mappa di salite e discese, è un’enciclopedia di fughe e inseguimenti, è una grammatica di bici e ruote.

“Libri nel Giro”, l’iniziativa organizzata dall’associazione Ti con Zero e dalla Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza, accompagna il Giro d’Italia per il quinto anno consecutivo con l’obiettivo di promuoverne la cultura e la lettura. Il calendario del 2018 si svolge principalmente a Roma (sede dell’arrivo finale del Giro d’Italia il 27 maggio), e comprende per tutto il mese di maggio: pedalate, incontri tra letteratura e sport nelle aule magne dei licei sportivi romani, teatrini di carta dedicati al ciclismo, reading, libri, laboratori, narrazioni performative con teatrino in miniatura.

La Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza, l'unica specializzata nel genere in tutta Europa, possiede 2000 libri e dal 2016 è stata accolta e sostenuta dalle Biblioteche di Roma nella sede di Casa del Parco.

“Aspettando il Giro” è il progetto sostenuto dalle Biblioteche di Roma e promuove tra le tante attività la prima edizione di “Cuor di pedalata” , (in programma lunedì 28 maggio: la biblioteca della bicicletta raccoglie e dona libri per l’infanzia alle scuole di periferia in collaborazione con il Coordinamento Roma ciclabile) e quattro incontri tra sport e letteratura dedicati ai ragazzi (con il maestro dello sport Sandro Donati, i giornalisti Luigi Panella e Maurizio Nicita, lo scrittore Lorenzo Iervolino, Portiere della Lazio nell’anno dello scudetto 1074 Felice Pulici, l’ex campione del mondo supermedi Giovanni De Carolis, tre volte campione del mondo nella spada (a squadre), poi direttore tecnico e commentatore tv Stefano Pantano, e con gli attori Patrizia Hartman e Gabriele Benedetti.

 

“Giro al museo” è il progetto sostenuto dal Museo delle Civiltà realizzato presso il Museo delle arti e tradizioni popolari di Roma, che dal 6 maggio accoglierà  una mostra di teatrini ispirati al ciclismo e alla bicicletta, opere di Fernanda Pessolano, con testi di Marco Pastonesi, scrittore e giornalista sportivo e Attilio Scarpellini, critico teatrale, corredata da laboratori per bambini, da un gioco-quiz sulla bicicletta e sul ciclismo, dalla narrazione performativa “Alfonsina e il circo” (Ediciclo) con un teatrino in miniatura di e con Tamara Bartolini e Michele Baronio dedicato ad Alfonsina Strada, la prima e unica donna che abbia mai partecipato (accadde nel 1924) al Giro d’Italia degli uomini, e da un reading con musica dal vivo dedicato agli ultimi in classifica, con Marco Pastonesi e Alessandro D’Alessandro, musicista.

Dal 6 al 16 giugno la Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza si sposterà nelle biblioteche di tappa del Giro d’Italia under 23, con laboratori e incontri in librerie di Forlì, Riccione, Nonantola (Modena), Pergine Valsugana (Trento) e Conegliano (Treviso).

Partecipano

Tamara Bartolini, Michele Baronio, Gabriele Benedetti, Settimio Cecconi, Cordinamento Roma Ciclabile – Ruotalibera Fiab, NarturAmici, VediRomaInBici -, Alessandro D’Alessandro, Mauro Da Dalto, Giovanni De Carolis, Sandro Donati, Mauro Galvano, Patrizia Hartman, Lorenzo Iervolino, Maurizio Nicita, Franco Magnani, Maria Morhart, Elisabetta Pagnani, Roberto Palma, Luigi Panella, Stefano Pantano, Marco Pastonesi, Fernanda Pessolano, Umberto Pessolano, Felice Pulici, Ornella Ricci, Silvano Riccò, Attilio Scarpellini

 

Collaborazioni e patrocini

Centro per il libro e la lettura,  Il Maggio dei Libri,  repubblica.it, Museo delle Civiltà-Museo delle arti e tradizioni popolari, Biblioteche di Roma, Biblioteche dei comuni di tappa Giro d’Italia under 23 – Conegliano Veneto, Forlì, Nonantola, Pergine Valsugana, Riccione - , Giro d’Italia under 23, Federazione ciclistica italiana,  Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Lombardia, Regione Trentino Alto Adige Regione Veneto, Coordinamento Roma Ciclabile – Ruota libera Fiab, VediRomaInBici, NaturAmici -.

 

 

“Aspettando il Giro”, voluto dalle Biblioteche di Roma e finanziato dalla Regione Lazio con la legge regionale 23 ottobre 2009, n. 26 - Avviso pubblico “La Cultura fa Sistema”

 

info

bibliotecadellabicicletta@gmail.com

FB biblioteca della bicicletta Lucos Cozza
http://www.museocivilta.beniculturali.it/

https://www.bibliotechediroma.it/opac/


LIBRI NEL GIRO 2018 V edizione

Progetto di promozione della lettura e cultura della bicicletta

Giacomo di cristallo, Gianni Rodari

Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l’aria e l’acqua.

… Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca.

Una volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, il segreto non fu più tale.

Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte…

La gente lo chiamava Giacomo di cristallo…. Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia…

 

La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze. Ma Giacomo non poteva tacere…

Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione… La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri…

Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte del tiranno, perché la verità èpiù forte di qualsiasi cosa, più luminoso del giorno, più terribile di un uragano.

Gianni Rodari, da Favole al telefono

lettura proposta per Bici chiama Pace laboratori


Haiku in bicicletta, Pino Pace

Ruota davanti

Memoria alla strada

Una canzone.

 

Sotto le ruote

Gira tutto il mondo,

pedalo piano.

 

Tanti amici

un frullar di pedali

Cadono le foglie.

 

Pino Pace, HAIKU in bicicletta, Notes edizioni

letture proposte per BICI chiama PACE


I 33 nomi di Dio, di Margareth Yourcenar

  1.  MARE AL MATTINO
    2.   RUMORE DALLA SORGENTE NELLE ROCCE SULLE  PARETI DI PIETRA
    3.   VENTO DI MARE A NOTTE SU UN'ISOLA
    4.   APE
    5.   VOLO TRIANGOLARE DEI CIGNI
    6.   AGNELLO APPENA NATO BELL'ARIETE PECORA.
    7.   IL TENERO MUSO DELLA VACCA  - IL MUSO   SELVAGGIO DEL TORO
    8.   IL MUSO PAZIENTE DEL BUE
    9.   LA FIAMMA ROSSA NEL FOCOLARE.
    10. IL CAMMELLO ZOPPO CHE ATTRAVERSÒ
    LA GRANDE CITTÀ AFFOLLATA ANDANDO  VERSO LA MORTE.
    11.  L'ERBA L'ODORE DELL'ERBA.
    12.  DISEGNO  DI MY - ASTERISCHI   O  STELLINE
    13.  LA BUONA TERRA LA SABBIA E LA CENERE
    14.  L'AIRONE CHE HA ATTESO TUTTA  LA NOTTE, INTIRIZZITO
    E CHE TROVA DI CHE PLACARE LA SUA FAME ALL'AURORA
    15.  IL PICCOLO PESCE CHE AGONIZZA NELLA GOLA  DELL' AIRONE
    16.  LA MANO CHE ENTRA IN CONTATTO CON LE COSE
    17.  LA PELLE - TUTTA LA SUPERFICIE DEL CORPO
    18.  LO SGUARDO E QUELLO CHE GUARDA
    19.  LE NOVE PORTE DELLA PERCEZIONE
    20.  IL TORSO UMANO
    21.  IL SUONO DI UNA VIOLA O DI UN LAUTO   INDIGENO
    22.  UN SORSO DI UNA BEVANDA FREDDA O CALDA
    23.  IL PANE
    24.  I FIORI CHE SPUNTANO DALLA TERRA A  PRIMAVERA
    25.  SONNO IN UN LETTO
    26.  UN CIECO CHE CANTA E UN BAMBINO INVALIDO
    27.  CAVALLO CHE CORRE LIBERO
    28.  LA DONNA  - DEI  -  CANI
    29.  I CAMMELLI CHE SI ABBEVERANO CON I LORO PICCOLI
    NEL DIFFICILE WADI
    30.  SOLE NASCENTE SOPRA UN LAGO ANCORA MEZZO GHIACCIATO
    31.  IL LAMPO SILENZIOSO IL TUONO FRAGOROSO
    32.  IL SILENZIO FRA DUE AMICI
    33.  LA VOCE CHE VIENE DA EST ENTRA DALL'ORECCHIO DESTRO
    E INSEGNA UN CANTO

testo letto durante i laboratori Bici chiama Pace

i bambini di 5 e 6 anni hanno aggiunto

34. Guardare le stelle

35. Imparare ad andare in bicicletta

36. Aiutare gli amici

37. Le carezze dalla mamma

38. Salutarsi con un bacio sulla guancia

 


...

Un bel mattino partirono dalla terra

da tre punti diversi tre razzi.

 

Sul primo c'era un americano

che fischiettava tutto allegro un motivetto jazz.

 

Sul secondo c'era un russo

che cantava con voce profonda «Volga, Volga»

 

Sul terzo c'era un cinese

che cantava una bellissima canzone,

che agli altri due sembrava stonata

 

Tutti e tre volevano arrivare primi su Marte

per mostrare che era più bravo.

 

L'americano infatti non amava il russo

e il russo non amava l'americano,

e il cinese diffidava di tutti e due.

 

E questo perché l'americano per dire buon giorno

diceva «how do you do»

Il russo diceva: «3APABCTBYNTE»

E il cinese diceva: «YJYJY!»

Così non si capivano e si credevano diversi.

 

Siccome tutti e tre erano bravi,

arrivarono su marte quasi nello stesso momento.

Scesero dalle loro astronavi

col casco e la tuta spaziale…

 

....trovarono

un paesaggio meraviglioso e inquietante:

il terreno era solcato da lunghi canali

pieni d'acqua color verde smeraldo.

C'erano strani alberi blu con uccelli mai visti ,

dalle piume di colore stranissimo.

 

All'orizzonte si vedevano montagne rosse

che mandavano strani bagliori.

 

I cosmonauti guardavano il paesaggio

e si guardavano l'un l'altro,

e se ne stavano ciascuno in disparte

diffidando l'uno dell'altro.

 

Poi venne la notte.

C'era intorno uno strano silenzio,

e la Terra brillava nel cielo

come fosse una stella lontana.

 

I cosmonauti si sentivano tristi e sperduti

e l'americano, nel buio, chiamò la mamma.

Disse: «Mommy»…

 

E il russo disse: «Mama.»

 

E il cinese disse : «Ma-Ma.»

 

Ma capirono subito che stavano dicendo

la stessa cosa e provarono gli stessi sentimenti.

Così si sorrisero, si avvicinarono,

accesero insieme un bel fuocherello

e ciascuno cantò le canzoni del suo paese.

Allora si fecero coraggio e,

attendendo il mattino impararono a conoscersi.

...

lettura scelta per BICI chiama PACE

Gira e rigira, mi gira la testa,

mondo sospeso vestito a festa

palla pallina verde e turchina,

di qua c’è sera, di là mattina,

di qua c’è oggi, di là domani,

luoghi vicini e luoghi lontani.

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